Analista politico, l’aostana Isabella Sala
è l’autrice di questa rubrica
Come ormai sapete, una volta ogni 50 lamentele, mi piace anche dare una buona notizia. La notizia positiva è specifica, ma io le do un significato più generico e degno di nota.
La politica ci ascolta.
Dopo aver fatto sentire la nostra voce sulla questione sicurezza del centro di Aosta, è stato preso un primo provvedimento.
Il Comune capoluogo, seppure in misura temporanea, ha vietato il consumo di alcolici per le vie del centro, dopo le 19, e ha annunciato un potenziamento della videosorveglianza, oltre a interventi su illuminazione e pulizia strade.
Ciò significa che se i cittadini non si sentono sicuri, vengono ascoltati, significa anche che comunicare, pure insistendo un poco, con la politica, ottiene un effetto.
Sono tutti processi giusti, ma per nulla scontati.
Quindi per una volta è corretto lasciare fuori al disappunto, per complimentarsi con l’Amministrazione che interviene nel servizio a tutela dei residenti.
Per 30 giorni sarà vietato non solo il consumo di alcolici in centro città, ma immagino vi saranno anche dei controlli speciali e puntuali che tutto ciò avvenga.
Un provvedimento quantomai tempestivo, che arriva in giorni caldi in tutta Italia, anche per altri motivi che riguardano il generale disappunto sociale sulle condizioni di vita.
Ma come sentirsi sicuri nella propria città? Il report Safest Cities Report 2026 di Berkshire Hathaway Travel Protection-BHTP fornisce al riguardo una risposta basata su dati concreti: criminalità, salute, sicurezza dei trasporti pubblici sono i principali fattori da considerare.
Secondo il sondaggio, 8 delle 11 città più sicure si trovano in Europa. Non è solo una questione di economia stabile: la solidità dei sistemi politici e la qualità dei servizi urbani rendono il continente un luogo giusto per chi cerca sicurezza anche in viaggio.
Reykjavik e Copenhagen sono ai primi posti, Venezia si difende all’11esimo. Sono paragoni interessanti da fare, perchè indicano come la sicurezza non sia solo una questione economica, bensì anche di politica e gestione delle risorse.
Come abbiamo già scritto più volte, in Valle d’Aosta per fortuna le risorse ci sono ancora, forse a volte manca la visione politica.
Ci auguriamo che questa deriva insicura, questa volta venga arginata da subito e poi prevenuta attraverso decisioni programmatiche e di sviluppo urbano, che guardino al futuro della città e non solo all’emergenza contingente.