L'indignata

Quando la cultura del cambiamento, non cambia

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Analista politico, l’aostana Isabella Sala è l’autrice di questa rubrica

Immaginate una rete di centri alpini all’avanguardia, una serie di borghi quasi abbandonati che diventa invece il fulcro di incontro di giovani menti, imprese e comunità pronte ad affrontare nuove sfide. Tra ricerca, innovativi metodi di diffusione e comunicazione, dove la cultura alpina prende una nuova via e diventa non solo fulcro di movimenti scientifici e culturali, ma anche esempio di altre comunità che così si costituiscono sulla falsa riga di questo progetto, creando tutte insieme la comunità delle comunità, in grado di creare strategie anche su larga scala e dall’ampio respiro. Il futuro delle Alpi e con esso delle zone rurali di montagna diventerebbe così un fulcro e un esempio virtuoso di comunità scientifica consapevole.

Continuate a immaginare, perché nonostante queste mie entusiastiche parole e infinite pagine spese per il progetto pilota “Agile Arvier”, il sogno non combacia con la realtà. Pare infatti che i 20 milioni di euro che il PNRR avrebbe finanziato non arriveranno per il gravissimo ritardo nel completamento del progetto. Non lo dice una voce di corridoio, ma lo segnala la Corte dei Conti, lanciando un grido di allarme.

Fra rimodulazioni, intoppi burocratici, carenza di personale, sembra che la corsa ad ostacoli per terminare entro giugno 2026 (così è stato stabilito per tutti i progetti PNRR) gli importanti lavori e adeguamenti nel Comune di Arvier, sia diventata solo ostacoli e niente corsa. Già il Ministero della cultura segnalava delle carenze nel progetto stesso, sul nascere, trasformate poi in ritardi concreti di attuazione, mentre nel frattempo alcuni dei soggetti politici coinvolti in Valle d’Aosta esprimevano un cauto ottimismo. Senza procedere nel triste elenco delle criticità, ancora una volta ci si chiede perché non siano state investite risorse in personale, subito e già nella prima fase progettuale ed organizzativa, così da non dover arrivare ad incenerire 20 milioni di euro per ciò che sarebbe dovuto diventare non solo il rifacimento di un borgo, quanto la prima realizzazione di un vero e proprio sistema di rigenerazione culturale, economica e sociale dalle ricadute considerevoli per l’intera Valle d’Aosta, in termini anche di immagine e non solo. Sarebbe dovuto diventare…