Parrocchie

I ricordi e gli aneddoti: a novembre, quando ricevette in dono la piccozza dal presidente delle Guide Ezio Marlier, scherzò: “Non la userò contro nessuno”

“Il Papa della misericordia, dei poveri, della pace”

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Martedì scorso in Cattedrale, il vescovo Franco Lovignana ha officiato la Messa in suffragio del Santo Padre, morto lunedì mattina

AOSTA (mye) Tutto l’affetto della Valle d’Aosta per Papa Francesco si è espresso nelle pratiche tradizionali per un caro defunto. Il registro per le firme è stato messo a disposizione nella sala Viglino di Palazzo regionale mercoledì e giovedì scorsi, 23 e 24 aprile, e si è riempito in fretta, non solo di nomi ma soprattutto di messaggi che dicono quanto i valdostani abbiano nel cuore il Papa come “padre” dei cattolici, persona che con le sue parole ha segnato i pensieri e i comportamento, pontefice che con le sue azioni ha lasciato messaggi di pace.

«Tutta la Diocesi di Aosta partecipa con affetto e fede a questo delicato momento in cui si conclude la vita terrena del Santo Padre. – ha detto il vescovo monsignor Franco Lovignana quando è giunta la notizia della morte di papa Francesco, lunedì 21 aprile – Stiamo celebrando la risurrezione di Cristo che sostiene la nostra speranza. Sappiamo che il Papa è tra le braccia del Padre, nella luce del Risorto».

«La mia memoria corre all’ultimo incontro avuto con lui in occasione dell’udienza privata concessa alla delegazione della nostra Diocesi per la conclusione delle celebrazioni di San Bernardo. – ha ricordato ancora il vescovo di Aosta e presidente della Conferenza episcopale piemontese – Mi rimane impresso il suo volto nel momento in cui ha ricevuto dal Presidente delle Guide valdostane la piccozza: uno sguardo sorpreso e divertito, accompagnato come suo solito da una battuta: “Non la userò contro nessuno”! Al di là dell’aneddoto, fu un incontro familiare che certamente rimarrà nel ricordo di tutti i presenti. Nel discorso pronunciato, Papa Francesco ha delineato in maniera mirabile la figura e la spiritualità di San Bernardo con queste tre parole: annuncio, accoglienza e pace».

La messa in suffragio
La Valle d’Aosta ha pregato per il papa martedì scorso, 22 aprile quando, alle 20.30, la comunità si è riunita in Cattedrale. I Sindaci sono stati fatti accomodare negli stalli del presbiterio, dietro ai sacerdoti che hanno contribuito alla celebrazione, là dove solo 2 giorni prima si erano concluse le solennità per la Pasqua. Le autorità del Comune di Aosta e del Consiglio regionale hanno invece preso posto nei primi banchi della navata centrale, dove sono risuonati i canti solenni proposti dalla Cappella musicale Sant’Anselmo della Cattedrale.

«Non credo di sbagliare tanto se provo a interpretare il suggerimento che lui stesso darebbe alla nostra assemblea riunita per pregare in suo suffragio. – ha sottolineato il Vescovo, che ha presieduto la Santa Messa – Ci inviterebbe a cantare con Francesco d’Assisi: “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale”. Lodiamo e benediciamo il Signore. Lo ringraziamo per il lungo e fecondo ministero di Papa Francesco e ci disponiamo a servirLo anche noi, come lui, con grande umiltà».

Dell’operato del Papa defunto, monsignor Franco Lovignana ha estrapolato tre insegnamenti, che ha proposto durante l’omelia: è stato il Papa della misericordia, il Papa dei poveri, il Papa della pace. «E’ stato anche il primo papa a dedicare un’enciclica al tema dell’ecologia – ha evidenziato il Vescovo – con un’originalità che credo non venga sempre colta. Per il Santo Padre il creato comprende anche l’uomo in connessione profonda con l’universo attraverso tutte le sue relazioni, a partire dalla relazione con Dio e poi con gli altri, dalla dimensione interpersonale a quella sociale che comprende sapere, arte, tecnica, politica, economia. L’obiettivo sotteso all’impegno del Papa è il recupero dell’armonia voluta dal Creatore».

E ha chiuso l’omelia richiamando un’altra caratteristica: «Concludo ringraziando Papa Francesco per l’accelerazione che ha impresso all’assunzione da parte della Chiesa dello stile sinodale, già chiaramente indicato dal Concilio. Per la Chiesa italiana lo ha fatto in particolare con il discorso al Convegno di Firenze 2015. Ci ha spronato ad ascoltarci fraternamente e a coinvolgere maggiormente tutta la comunità nella vita, nelle decisioni e nella missione, dando a tutti la parola, valorizzando concretamente il ruolo dei laici e delle donne».

Il cordoglio delle istituzioni
Non appena è stata resa nota la notizia della morte di Papa Francesco, in tutto il mondo sono state espresse parole di cordoglio. E così è avvenuto anche in Valle d’Aosta.

«Papa Francesco ha sempre mostrato una profonda sensibilità verso le montagne – ha ricordato il presidente della Regione Renzo Testolin – riconoscendo in esse non solo la maestosità della creazione divina ma anche un luogo di riflessione e spiritualità. Il suo amore per le vette e per la natura rispecchia l’anima della nostra regione, dove la montagna è parte integrante della cultura e della vita quotidiana. Siamo certi che il suo esempio di umiltà, amore per la natura e dedizione al prossimo continuerà a ispirarci e a guidarci nel cammino futuro».

«Con grande tristezza, salutiamo Papa Francesco, un uomo che ha dedicato la sua vita alla promozione dei diritti umani, della pace e della solidarietà. – ha detto il presidente del Consiglio Valle Alberto Bertin, esprimendo il cordoglio dell’Assemblea – Il suo impegno costante per un mondo più giusto, per il rispetto della dignità di ogni persona e per la salvaguardia dell’ambiente lascia un segno profondo. Il suo esempio continuerà a ispirare tutti noi nella costruzione di una società più equa, solidale e sostenibile».

«Se ne va una guida mite, ma fortissima nello spirito, un uomo che ha saputo scendere dalle cattedre per camminare accanto alla gente, in silenzio, con umiltà e coraggio» ha scritto in una nota il deputato valdostano Franco Manes, ricorda l’incontro avvenuto l’11 novembre 2024: «In quella giornata il Santo Padre seppe cogliere e valorizzare il legame profondo tra fede e montagna, tra spiritualità e comunità resilienti. Guardava con attenzione a chi vive nelle terre alte, riconoscendone la forza e la fragilità. Papa Francesco ha lasciato un’impronta forte e indelebile, parlando ai cuori più che alle istituzioni, portando avanti una visione di Chiesa vicina alle persone, concreta, attenta alle periferie geografiche e sociali. La sua voce resterà un riferimento soprattutto per chi vive realtà come la nostra, dove le distanze e le difficoltà non impediscono di costruire comunità solidali e radicate nei valori più profondi».

Sia Franco Manes che la senatrice Nicoletta Spelgatti hanno reso omaggio a Papa Francesco nella basilica di San Pietro. «Un momento molto intenso. – commenta Nicoletta Spelgatti – Ho percepito il dolore dei fedeli e il senso di smarrimento di un’infinità di persone».

«Non dimenticherò per il resto della mia vita il fugace incontro con lui in cui ho visto insieme severità e mitezza, una cultura profonda distillata in parole semplici e dirette, penetranti come lame d’acciaio» rammenta il sindaco di Aosta Gianni Nuti.