In Valle d’Aosta ancora molto diffusa la tradizione del presepe vivente. A Pontey e al Forte di Bard capolavori tutti da ammirare
Il Natale in Italia è una festa religiosa e familiare animata da un caleidoscopio di tradizioni che cambiano da regione a regione, riflettendo la storia e l’anima del proprio territorio. Ogni angolo del Paese custodisce, infatti, usanze uniche e originali che si tramandano di generazione in generazione.
Al Nord, in Valle d’Aosta, Il presepe intreccia fede, artigianato e memoria alpina. Nei villaggi, le strade si trasformano in scenari diffusi: piccole natività incastonate tra pietra e legno, illuminate da fiaccole che restituiscono il calore della comunità. A Pontey vive ancora il presepe d’antan di Serafino Servodidio, nato trent’anni fa con appena sei metri quadrati e oggi trasformato in un’opera monumentale di 125 metri quadrati. Con oltre 250 personaggi, 110 motori e 210 movimenti, racconta la vita contadina valdostana. Nel 2025 l’allestimento si è arricchito di una nuova sezione dedicata a Betlemme, un “presepe nel presepe” che affianca la tradizione alpina alla memoria universale della Natività. L’opera, nella sala polivalente della microcomunità di Pontey, è visitabile gratuitamente.
Il Forte di Bard rinnova per il terzo anno la collaborazione con l’Associazione des Amis du Salon International des Santonniers di Arles, ospitando nel Corpo di Guardia l’antico presepe provenzale. I Santoun, “piccoli santi” in argilla cotta e colorata, raccontano non solo la Natività ma anche i mestieri tipici della Provenza: il mugnaio, il pescatore, la lavandaia, il pastore. Realizzati con una tecnica antica che prevede modellazione, essiccazione, pittura e vestizione, le statuine diventano frammenti di memoria popolare. L’allestimento sarà visitabile dal 7 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, trasformando il Forte in un ponte tra culture e tradizioni, dove la pietra alpina accoglie la delicatezza mediterranea dei Santoun.
Sempre in Valle d’Aosta sopravvive la suggestiva tradizione del presepe vivente, con bambini e adulti che interpretano i personaggi della Natività e gli antichi mestieri, offrendo cibo e calore ai visitatori.
In Piemonte, il presepe ha un protagonista speciale: Gelindo, il pastore che secondo la leggenda fu il primo a rendere omaggio al Bambino Gesù. La sua origine è monferrina a partire dal XVIII secolo e la sua tradizione orale si collega al teatro medioevale, ai presepi viventi di francescana memoria.
In Lombardia e Veneto, il 13 dicembre è dedicato a Santa Lucia, la santa che porta doni ai bambini buoni e carbone ai più dispettosi.
In Trentino-Alto Adige, invece, il 6 dicembre è la festa di San Nicolò, che arriva accompagnato dai temibili Krampus, figure demoniache della tradizione alpina e porta piccoli doni e dolci nel caratteristico sacchettino rosso, come cioccolata, mandarini e frutta secca, bonbon, Pfeffer o Lebkuchen. Scendendo verso il Centro e il Sud, il Natale si colora delle melodie degli zampognari. Questi musicisti, vestiti da pastori, scendono dalle montagne con le loro zampogne e portano nelle piazze e nelle chiese un suono antico che richiama le radici pastorali della Natività.
In Toscana, in provincia di Lucca, troviamo la tradizione dei Natalecci: delle vere e proprie costruzioni alte più di 10 metri composte da rami e tronchi. Secondo la leggenda, devono essere arsi il giorno della vigilia, in modo che, continuando a bruciare durante la notte, possano illuminare la via a Gesù Bambino.
Accanto alle radici religiose, il Natale italiano accoglie figure mitiche e popolari. Babbo Natale, con la sua slitta trainata da renne, è ormai protagonista della notte del 24 dicembre, mentre la Befana, il 6 gennaio, porta dolci e giochi nelle calze appese ai camini.
In molte zone del Nord, infine, è Gesù Bambino o il Christkind a portare i doni, segno di una tradizione che intreccia fede e folklore.


