AOSTA (fci) Dopo la nota dell’ufficio legislativo del Consiglio Valle (vedi box a destra) riguardo alla riforma della legge elettorale regionale della Valle d’Aosta – che potrà entrare in vigore in tempo per le prossime consultazioni solo se non si procederà a referendum – in prima Commissione l’iter di revisione è ripreso giovedì scorso, 23 gennaio.
Il centrodestra ha già annunciato il ricorso al referendum nel caso in cui non venissero introdotte le modifiche richieste (elezione diretta del presidente e norma antiribaltone) e il presidente della prima commissione, Erik Lavevaz, al termine dei lavori, manifestando la volontà di proseguire l’iter, ha commentato: «Voglio vedere se i valdostani firmeranno per andare avanti con la preferenza unica, ne prenderemo atto, perché questo vuol dire».
Quanto scritto dall’ufficio legislativo sui tempi di approvazione riguarda, ha detto Erik Lavevaz, «termini che avevamo assolutamente chiari tutti. Era evidente a tutti che se si partisse con un referendum a oggi si andrebbe con il sistema attuale. Chiaramente siamo arrivati a oggi perché fino a oggi abbiamo cercato di trovare delle convergenze su una riforma più ampia. Questa convergenza non si è trovata e quindi oggi ci troviamo ad affrontare l’aspetto magari più macroscopico, quello della rappresentanza di genere, che più o meno mette d’accordo tutti. E’ vero che non c’è più tanto tempo, ma l’aspetto che andiamo a proporre adesso è quello che dovrebbe mettere d’accordo tutti. Si discute sui termini, su come deve essere inserita la preferenza, ma sul superamento della preferenza unica tutti dicono di essere d’accordo. Quindi si tratta di capire come lo si vuole fare».
«Nella prossima seduta – ha aggiunto Erik Lavevaz – metteremo all’ordine del giorno tutte le proposte di legge che sono oggi sul tavolo e cercheremo di capire ancora sui singoli punti se ci possono essere delle convergenze ulteriori rispetto alla proposta di maggioranza, che è quella minimale, e poi lì usciremo con una proposta di commissione, che potrà essere alla peggio soltanto la proposta della maggioranza, di modificare le 3 preferenze con l’inserimento con quella di genere o, come spero, trovare delle convergenze più ampie su altri aspetti che a oggi le forze politiche non hanno trovato».
Qualsiasi modifica alla legge elettorale, secondo l’articolo 15 dello Statuto, può essere sottoposta a referendum. Se la nuova legge ottiene la maggioranza dei voti dell’assemblea (oggi 19) le firme necessarie per svolgere il referendum sono 2.100, mentre con la maggioranza qualificata (24) devono essere 6.700.
«Portiamo avanti le 3 preferenze e contiamo di raggiungere i 24 voti» dichiara l’unionista Albert Chatrian. Da quanto si riesce a capire, la proposta della maggioranza non è blindata, c’è la disponibilità a trovare nuove sintesi.
«Siamo rispettosi dell’istituto del referendum, della democrazia, delle norme statutarie. – aggiunge Chatrian – E se il percorso della maggioranza per la riforma della legge elettorale andrà a buon fine, con 19 o 24 voti che sia, sarò davvero curioso di vedere chi si metterà “in pista” per raccogliere firme con l’obiettivo di portare i valdostani al voto ancora con la preferenza unica e senza la preferenza di genere. Chi cerca il referendum, non vuole la preferenza di genere e vuole la preferenza unica. Noi, a 19 o a 24, la preferenza di genere la porteremo in votazione in Consiglio Valle».
«La nostra proposta dimenticata»
«La richiesta di un eventuale referendum sulla riforma della legge elettorale regionale sarà per noi tendente a chiedere ai valdostani non tanto la loro opinione sull’introduzione delle 3 preferenze, bensì la loro opinione sui principi cardine della nostra proposta di legge che ormai da tempo giace dimenticata nei cassetti della Prima Commissione consiliare, ovvero l’elezione diretta del Presidente della Regione o comunque le modalità della sua designazione, di modo che l’elettore sappia già prima di recarsi alle urne i meccanismi di formazione della futura maggioranza di governo, e la cosiddetta “norma anti-ribaltone”».
Lo sottolinea la coordinatrice regionale di Forza Italia, Emily Rini, in merito alla legge elettorale, aggiungendo: «Alla maggioranza o a una parte di essa non va più bene essere rappresentata dal suo Presidente? Nessun dramma: gli si toglie la fiducia e si ritorna a votare, così come capita in tutte le altre Regioni d’Italia. Questo è il senso dell’eventuale richiesta di referendum, non certo un fantomatico “ripristino” della preferenza unica che, tra l’altro, dovrebbe essere tanto cara non certo alla nostra parte politica ma a coloro che la proposero nel 2019».
«Hanno cincischiato»
«Il partito di maggioranza regionale, cioè l’Union Valdôtaine, aveva preso un impegno per formalizzare una riforma elettorale nell’arco della legislatura. – scrive invece Fratelli d’Italia – Hanno cincischiato per 4 anni e mezzo facendosi le scarpe fra di loro, ed ora, fuori tempo massimo, pensano di uscirne con una modifica della legge elettorale che presuppone dei tempi stabiliti per l’esercizio di un diritto, il referendum confermativo, stabilito dallo Statuto speciale. Invece di sotterrarsi per la vergogna e chiedere scusa accusano il centrodestra di voler promuovere il referendum per bloccare la loro riforma a tempo scaduto che consiste nel portare da 1 a 3 le preferenze».
«Valuteremo cosa fare»
«Noi di Valle d’Aosta aperta siamo stati gli unici ad insistere fin da subito, prima con Daria Pulz e poi Erika Guichardaz, sull’urgenza di un’unica riforma, quella per la parità di genere. Valuteremo cosa fare rispetto alle 3 preferenze, ma la scelta del presidente Testolin di aspettare fino al 15 gennaio per forzare la mano e lasciare la riforma ostaggio di Fratelli d’Italia e della destra è una vergogna. Non si dica però che questa modifica è fatta per garantire la rappresentanza di genere». Così in una nota la coalizione politica Valle d’Aosta aperta riguardo alla riforma della legge elettorale regionale, dopo la nota dell’ufficio legislativo del Consiglio Valle. Secondo la coalizione «il presidente della commissione competente per le riforme, dopo aver atteso invano le forze politiche della maggioranza, torna a fare da parafulmine e porta la proposta della maggioranza Uv-Pd per tornare alle 3 preferenze di cui una di genere senza alternanza».
Coalizione senza il Pd
«Per le elezioni regionali puntiamo a una coalizione di sinistra ampia, senza il Pd. Un’area che assieme può arrivare al 15 per cento, buttare via questa possibilità sarebbe un delitto politico». Lo ha detto Elio Riccarand, di Rete Civica. «Abbiamo già aperto un dialogo con tutte le forze di sinistra, le associazioni, i comitati. Questa legislatura si chiude, però, senza una riforma della legge elettorale. Noi siamo contrari alle 3 preferenze, perché significa tornare indietro e soprattutto alle cordate». Chiara Minelli (Pcp) ha aggiunto: «Se si parla di 3 preferenze con alternanza, allora poi possiamo discuterne, ma di 3 preferenze con una di genere no. Perché questo non favorisce la rappresentanza di genere. Siamo per la doppia preferenza».
Cristiano Florio


