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Dopo la lettera e le accuse dell'ex presidente Finaosta Nicola Rosset

Il Consiglio Valle chiede un dossier Cva entro fine mese

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AOSTA (fci) Nessuna commissione speciale sul gruppo Cva. In Consiglio Valle non è passata – nella serata di giovedì scorso, 3 aprile – la risoluzione di Lega e Gruppo misto per «fare chiarezza e fornire un quadro dettagliato circa le criticità emerse». Il riferimento è alla lettera che l’ex presidente di Finaosta, Nicola Rosset, ha inviato ai presidenti del Consiglio e della Quarta Commissione, Alberto Bertin e Roberto Rosaire, e per conoscenza all’attuale presidente di Finaosta Marco Linty, sui vertici della società partecipata. Respinta anche la richiesta di Rassemblement Valdôtain, Pcp e Misto di acquisire e trasmettere, entro 30 giorni, l’intera documentazione e di promuovere un’indagine conoscitiva, sentendo i protagonisti.

L’Aula invece ha approvato con 19 voti a favore e 16 astenuti – la risoluzione della maggioranza che si compatta intorno alla richiesta di approfondimenti su un lungo elenco di tematiche gestionali e organizzative. Piano industriale, prezzo medio dell’energia, indicatori produttivi, incarichi degli amministratori, consulenze e assunzioni, eventuali conflitti di interesse. Un vero e proprio dossier sull’andamento di Cva, affidato alla Quarta commissione consiliare, e che dovrà essere messo a disposizione del Consiglio Valle entro mercoledì 30 aprile, dopo aver audito Nicola Rosset e l’attuale consiglio di amministrazione di Finaosta.

È il risultato di un’intera giornata di fibrillazioni passata a discutere sulla missiva inviata da Rosset. Al centro, il tema compensi dei vertici Cva, in particolare dell’amministratore delegato del gruppo (dall’autunno 2021 Giuseppe Argirò) a seguito delle audizioni in commissione consiliare.

La “missiva Rosset”
Nella sua lettera Nicola Rosset affronta tra l’altro un aspetto definito «non trascurabile» che riguarda a suo dire «pressioni esercitate da alcuni componenti della Giunta regionale affinché si procedesse a un aumento degli emolumenti del management Cva». E prosegue: «Non sono stato io a esercitare pressioni per ottenere le dimissioni, al contrario sono stato io a subirne quanto alla necessità di alzare i compensi», sottolinea.

Un parere legale acquisito da Finaosta nel 2022 «evidenziava un potenziale danno erariale» se fossero stati aumentati i compensi al management di Cva, nominato il 29 giugno, dopo che a metà luglio si era scoperto che la partecipata era uscita dal perimetro del Testo unico dei servizi pubblici. Gli avvocati indicavano quindi «come unica soluzione sostenibile l’avvio di una nuova procedura di selezione preceduta dalle dimissioni del Consiglio di amministrazione» scrive Nicola Rosset, presidente di Finaosta dal settembre 2021 al luglio 2024, nella lettera di 16 pagine inviata dopo essere «venuto a conoscenza di essere stato citato e attaccato nel corso dell’audizione in quarta commissione» dei vertici di Cva, nell’autunno scorso.

«Certo: questa procedura scrive Nicola Rosset – avrebbe potuto consentire la partecipazione di altri candidati, aprendo un confronto concorrenziale che avrebbe premiato le competenze più qualificate». «La manifestazione di interesse che ha portato all’individuazione dell’attuale amministratore delegato – ancora l’ex presidente Finaosta – stabiliva in modo chiaro l’entità del compenso. E che tale compenso fosse omnicomprensivo». Per questo «se il compenso previsto era considerato non adeguato, non sarebbe stato più opportuno valutare attentamente la propria candidatura prima di partecipare alla selezione, piuttosto che proporre insistemente una revisione successiva delle condizioni contrattuali?».

I compensi omnicomprensivi pubblicati nell’avviso approvato il 19 maggio 2022 da Finaosta per acquisire candidature per il rinnovo del cda di Cva prevedevano – riporta Nicola Rosset – 26 mila euro per il presidente, 50 mila euro per l’amministratore delegato e 7.500 euro per la carica di consigliere di amministrazione.

Lavevaz e Caveri precisano
«Non ci fu da parte nostra nessuna indebita pressione, ma un dialogo nell’ambito di normali rapporti tra Regione, azionista e Cva» dopo l’uscita dalla Madia della società, avvenuta nell’estate del 2022, hanno dichiarato invece gli amministratori pubblici di allora: Erik Lavevaz presidente, Luciano Caveri assessore delegato alle Partecipate.

Il bando di nomina conteneva questa specifica: «Nel caso in cui – in corso di mandato – sopravvengano normative suscettibili di incidere sull’entità dei compensi, questi potranno essere oggetto di modifica nei termini di legge». «La valutazione sull’opportunità di aumentare i compensi da parte dei vertici di Cva venne presentata – aggiungono Caveri e Lavevaz – in presenza dei dirigenti regionali responsabili, sulla base di tale previsione che ci limitammo a discutere con Finaosta, che propose da parte sua le dimissioni e la rinomina degli amministratori per adeguare i compensi, comprendendo le ragioni. Strada che non venne percorsa, valutando l’illogicità della proposta. Da lì partirono le guerre di pareri legali contrastanti tra Finaosta e Cva, che si risolse senza i possibili aumenti per decisione autonoma di Finaosta».

Dal canto suo la Cva ha precisato in una nota «di non possedere il documento presentato dall’ex Presidente di Finaosta agli organi consiliari. La richiesta di accesso agli atti in tal senso è stata presentata e solo qualora tale accesso venisse accordato, Cva potrà valutarne i contenuti. Nel frattempo non verranno rilasciate dichiarazioni».

Opposizioni all’attacco
«Durante il Consiglio regionale, si è tentato di deviare l’attenzione dall’unico vero problema politico che doveva essere affrontato: la questione delle presunte pressioni e minacce poste in essere da alcuni componenti della giunta riguardanti le nomine e i compensi in Cva. È fondamentale rispondere a una domanda chiara: ci sono state pressioni e minacce, e se sì, da parte di chi e verso chi?» scrive, in una nota, il coordinamento regionale di Forza Italia.

«Invece di far melina diteci subito come stanno le cose. Quello che è accaduto in aula consiliare ha del surreale» scrive Fratelli d’Italia in un post su Facebook in merito alla vicenda. «C’erano soltanto due cose da chiedere: quando questa lettera è stata recapitata al Presidente del Consiglio e perché quest’ultimo non abbia ravvisato il dovere di comunicare i contenuti immediatamente al consiglio regionale. Da quanto trapela c’era e c’è una sola prioritaria esigenza che è quella di appurare se la denuncia dell’ex presidente Finaosta corrisponde a verità».