AOSTA (fci) «Rosset non aveva piena contezza rispetto alla complessità nella quale si muoveva Cva». Lo scrivono i vertici della società in una lettera di 29 pagine recapitata giovedì scorso, 17 aprile, alla quarta commissione del Consiglio Valle per replicare alla missiva dell’ex presidente di Finaosta Nicola Rosset che ha scatenato forti polemiche politiche nelle ultime settimane. I fatti risalgono all’inizio del 2022.
«Nonostante un periodo di significative e sofferte tensioni con il presidente della società azionista, – si legge nella lettera Cva – il management di Cva ha proseguito nella sua opera di gestione, portando a termine un mandato caratterizzato da difficoltà e tensioni di mercato, e raggiungendo uno sviluppo industriale e risultati di bilancio in continua crescita, dati questi che dovrebbero essere il primario elemento di verifica da parte dell’azionista in merito al buon operato del management. Di tutto ciò, Rosset non fa mai alcun cenno. Questo è forse il segno più evidente di una sua difficoltà ad armonizzare una visione amministrativa della Società in house che al tempo presiedeva, con il ruolo di azionista di una grande Società pubblica, che però opera in un mercato complesso ed estremamente dinamico ».
«Si tratta di una visione che Rosset ha voluto presentare come seria e rigorosa – prosegue Cva – ma che, a un esame più attento, ci pare riveli una sostanziale tendenza a privilegiare i formalismi e a evitare le assunzioni di responsabilità, anche a rischio di perdere di vista l’obiettivo sostanziale, ovvero quello di preservare e far crescere il valore della Società pubblica di cui si è azionisti».
Per esempio per quanto concerne la presentazione dei piani strategici «degni di tale nome», lamentata da Nicola Rosset, Cva scrive che «la presentazione dei piani strategici redatti annualmente da Cva avrebbe potuto essere attuata in un modo assai lineare e istituzionale, invitando in audizione il cda di Cva presso il cda di Finaosta. Nonostante la disponibilità più e più volte espressa in questo senso da parte di Cva, ciò non avvenne mai».
«Rammarica che questa difficoltà di comunicazione – si conclude la lettera – non sia stata risolta con il dialogo, durante il mandato. Mentre osserviamo che i rapporti con i nuovi vertici di Finaosta sono orientati a una fattiva collaborazione, rammarica che la vicenda descritta nella lettera e da noi commentata possa essere oggi usata, forse anche strumentalmente, nel dibattito politico. Come amministratori protempore di Cva, riteniamo che il Gruppo sia un grande patrimonio di tutti i valdostani: un patrimonio economico, industriale, e professionale, e che merita di essere preservato».
Uno dei nodi riguarda il rinnovo del consiglio d’amministrazione della Cva. Nicola Rosset sosteneva che la Finaosta aveva proposto di rinviare la nomina ad un momento successivo, per poter «rifare il processo di selezione di candidature nel rispetto della nuova norma», approvata dal Consiglio Valle. La Cva replica affermando che i suoi amministratori «espressero un parere negativo» rispetto a un’eventuale proroga perché «questa situazione consente di compiere unicamente atti di ordinaria amministrazione».
Non solo «era in corso il processo di emissione del bond, e sarebbe stato difficile spiegare a banche e potenziali investitori il motivo per cui la società veniva lasciata dall’azionista in condizioni di non poter deliberare», ma «si era nel pieno della ‘tempesta energetica’ del 2022». La Cva «era sottoposta a grandi tensioni finanziarie, dovendo anticipare depositi a garanzia delle operazioni di copertura per centinaia di milioni di euro. La complessità non fu evidentemente colta da Rosset, nonostante il tema fosse stato ampiamente e dettagliatamente illustrato in occasione di un’audizione dei vertici e di alcuni manager di Cva presso il cda di Finaosta già il 27 gennaio 2022. In oltre due ore di illustrazione era stato fatto un quadro».
«Era stato fornito un quadro dettagliato delle scelte finanziarie definite dal cda di Cva, tese a mettere in sicurezza la società, ben prima dell’invasione dell’Ucraina», che «hanno consentito anche di trasformare una grave crisi in un’opportunità» riuscendo «a produrre un grande valore economico per la società e per l’azionista, come dimostrato dai bilanci successivi».
«Paralizzare la società, con meccanismi di prorogatio, sarebbe stata l’ultima delle cose da fare» mentre – sempre nella lettera Cva – viene definito «sconcertante l’atteggiamento di chi, di fronte a questo scenario oggettivamente drammatico, e che avrebbe potuto portare a conseguenze disastrose anche sul piano dei danni al valore di una partecipata pubblica, si limitava a guardare ad aspetti procedurali».
La nomina dell’amministratore delegato della Cva, Giuseppe Argirò, ad amministratore della società Cva Eos e del relativo compenso (300 mila euro annui che si vanno ad aggiungere ai 50mila proposti per l’incarico di amministratore delegato della controllante Cva). Nella lettera della Cva si legge che l’ex presidente Finaosta Nicola Rosset «era perfettamente a conoscenza di tutto ciò», ma «una volta che la notizia è finita sui giornali, l’atteggiamento cambia».
Secondo quanto scritto nella missiva recapitata al Consiglio Valle giovedì, Rosset avrebbe posto la questione durante l’assemblea di approvazione del bilancio 2023 della società, il 12 luglio 2024. Un intervento «irrituale e pleonastico», scrive Cva, «potenzialmente dannoso per la società» perché «trattandosi dell’assemblea di approvazione del bilancio, il verbale sarebbe stato allegato al fascicolo di bilancio e reso pubblico. Di fatto, tale operato rendeva manifesto un grave problema nei rapporti tra Cva e il suo socio diretto, e tale da potenzialmente incidere sulla reputazione di cui il gruppo gode presso i principali stakeholder, e che ne leggono i bilanci, quali banche, società di rating, e partner industriali». «Dal verbale traspare con chiarezza che nessun esponente di Cva mise in discussione il diritto del socio di chiedere chiarimenti, così come asserito da Rosset nella lettera, – si legge ancora nel testo Cva – mentre furono espresse riserve rispetto alla scelta di farlo in quella sede, al di fuori degli argomenti posti all’ordine del giorno».
Capitolo aumento degli emolumenti dei vertici del gruppo. Finaosta, durante una riunione con la Presidenza della Regione, propone al cda di Cva come «unica strada percorribile» di «dimettersi in blocco per poter partecipare a una nuova selezione, il che avrebbe comportato l’affidamento della gestione al collegio sindacale per almeno due mesi. – scrive Cva – Di nuovo, quali sarebbero state le conseguenze di ciò? Ci pare di ricordare che lo sconcerto fu massimo, soprattutto presso i rappresentanti della Regione perché, durante la riunione, Rosset espresse anche l’idea che il cda sarebbe comunque stato ricostituito nella sua composizione attuale, posizione evidentemente illegittima se assunta a priori».
Le pressioni che Nicola Rosset avrebbe subito da alcuni esponenti della Giunta regionale per l’aumento dei compensi dei vertici della Cva. Secondo Cva il racconto dell’ex presidente della Finaosta «non ha alcun fondamento laddove parla di pressioni. (…) Gli esponenti della Regione tennero un profilo istituzionale di estrema correttezza» con «una posizione costruttiva e orientata a individuare la soluzione al problema posto».


