Il microbiota è l’insieme dei microrganismi ospitati da ciascun essere umano sin dalla nascita e per la vita. La popolazione microbica che alberga in ciascuno di noi è variegata: si stima che il numero di specie diverse sia compreso tra 500 e 1.000, con una conseguente diversità di cellule e geni. Microbi si trovano sulla pelle, sulle mucose e soprattutto nel canale alimentare, in particolar modo nell’intestino. Il microbiota intestinale, fino a poco prima del 2000, veniva chiamato “flora intestinale”, perché erroneamente si pensava che i microrganismi dell’intestino appartenessero al regno vegetale.
Lo scienziato americano Jeffrey Gordon propose poi di adottare la terminologia “microbiota intestinale”, che è tutt’ora in uso. Il “big bang” avviene al momento del parto: il microbiota inizia il proprio sviluppo con la nascita, proprio nel passaggio attraverso il canale del parto, ad opera dei batteri vaginali materni. Per quanto riguarda la composizione, si tratta di oltre mille miliardi di batteri, virus, funghi e protozoi, che, comunicando tra loro, agiscono come se fossero un unico organismo e svolgono funzioni importanti per la salute dell’uomo.
In genere i microrganismi presenti nell’intestino possono essere considerati “buoni” (ad esempio i Bifidobatteri e Lactobacilli), poiché contribuiscono al benessere dell’intero organismo attraverso diversi meccanismi: produzione di vitamine essenziali (come l’acido folico, le vitamine del gruppo B e la vitamina K), enzimi e altre sostanze utili alla salute umana, regolazione della motilità intestinale, attivazione del sistema immunitario e protezione dell’organismo da infezioni pericolose.
Il microbiota agisce infatti come una vera e propria barriera contro gli agenti patogeni che vengono a contatto col tratto digerente. Inoltre, stimolando e aggiornando costantemente la risposta immunitaria, permette che si tolleri la presenza dei suoi microrganismi, riconoscendoli come alleati. Nel microbiota intestinale sono presenti però anche batteri cattivi come l’Enterococcus faecalis e il Clostridium difficile.
È fondamentale, quindi, per la salute del nostro corpo, che i microrganismi buoni e cattivi vivano in equilibrio (eubiosi). Se questo equilibrio viene alterato, si instaura uno stato di disordine, definito disbiosi, che è correlato non soltanto a malattie dell’apparato digerente, ma anche a diabete e obesità, dermatite, malattie cardiovascolari, neurologiche, psichiche e anche oncologiche.
La disbiosi può essere causata da alimentazione poco varia ed equilibrata (specialmente da diete povere di fibre oppure ipercaloriche e ricche di grassi e proteine animali), da abitudini e comportamenti non salutari e da un uso eccessivo di antibiotici.
Questi ultimi, infatti, oltre a eliminare i batteri nocivi, possono danneggiare anche la comunità di microbi intestinali benefici.
Buone abitudini per proteggere l’intestino
Per mantenere un microbiota intestinale sano è importante rispettare delle buone abitudini alimentari (dieta varia e bilanciata) e seguire uno stile di vita sano (avere una buona qualità del sonno e fare attività fisica). Per quanto riguarda l’alimentazione il menù ideale per “proteggere” l’intestino dovrebbe essere composto prevalentemente da cereali (frumento, riso, mais, avena, farro, preferibilmente integrali), legumi, pesce, verdure, frutta fresca e secca. La loro assunzione, infatti, è associata a un microbiota intestinale con una maggiore biodiversità e, al tempo stesso, fornisce le sostanze ideali per la proliferazione di batteri buoni, come ad esempio i Lactobacilli e i Bifidobatteri.
In più, una dieta prevalentemente vegetale incrementa la sintesi di acidi grassi a catena corta, prodotti dai batteri buoni dell’intestino e principale fonte di nutrimento delle cellule epiteliali del colon (chiamate a riassorbire acqua e sali). Maggiore è la loro sintesi, più basse sono le probabilità di sviluppare una malattia infiammatoria intestinale e il diabete di tipo 2.
Alimentazione varia per invecchiare in salute
Il microbiota intestinale è un ecosistema mutevole e continuamente modellato da fattori come ambiente, stile di vita, abitudini alimentari, stress, uso di antibiotici, malattie e non da ultimo dall’età. Nelle prime fasi di vita è costituito da pochi microrganismi, essenzialmente quelli ereditati dalla mamma con il parto e ricordiamo che il tipo di parto (naturale o cesareo) influenza sulla sua composizione.
Dopo la nascita, il microbiota cambia, diventando più sensibile agli agenti esterni, come l’alimentazione e i farmaci e si arricchisce soprattutto dei Bifidobatteri in grado di digerire il latte, di sintetizzare vitamine importanti e di stimolare il sistema immunitario ancora immaturo. Inizia poi la colonizzazione dell’intestino e aumenta di numero con l’allattamento e con lo svezzamento. Intorno ai 2-3 anni il microbiota intestinale inizia a subire delle trasformazioni che lo portano ad assomigliare sempre più a quello di un adulto.
È caratterizzato da una struttura molto complessa composta da un numero elevato di microrganismi che coesistono in equilibrio tra di loro. Con il sopraggiungere della terza età il numero e l’abbondanza dei microrganismi presenti nell’intestino diminuisce minacciando la preziosa condizione di equilibrio tra batteri “buoni” e batteri “cattivi” (eubiosi). Questa riduzione spesso è dovuta all’assunzione di farmaci, a una maggiore sedentarietà e a modifiche della dieta. Il calo di appetito, la difficoltà nella masticazione portano infatti a modificare l’alimentazione. Questa diventa sempre meno varia, povera di frutta e verdura fresche, cereali integrali e fibre e ricca invece di cibi più processati e “comodi” da mangiare magari ricchi di zuccheri e grassi. Le conseguenze più dannose che ne derivano sono la maggiore permeabilità della membrana intestinale e l’alterazione delle “comunicazioni” tra intestino e cervello (asse intestino-cervello).
Tutto ciò può contribuire ad accrescere lo stato infiammatorio dell’organismo e ad aumentare il rischio dell’insorgenza di molte patologie gastrointestinali, metaboliche e neurodegenerative, nonché della fragilità ossea tipica della terza età. Conservare un microbiota intestinale sano è quindi molto importante per invecchiare in salute.



