AOSTA (pcy) Oggi, sabato 21 febbraio, in tutto il mondo si celebra la Giornata internazionale della guida turistica. Una ricorrenza che quest’anno, in Italia, viene guastata dai pessimi risultati del nuovo concorso a livello nazionale per l’abilitazione, che ha generato intense discussioni a causa dell’altissima percentuale di bocciature, con test definiti nozionistici e non rappresentativi della conoscenza territoriale.
Nel mese di novembre 2025 su 12.190 candidati in tutta Italia, soltanto 230 hanno passato l’esame scritto svolto in 8 sedi sparse nel Paese, ossia l’1,8 per cento. Questa vera e propria «strage» ha scatenato una serie di polemiche e così, ancora prima di affrontare la prova orale nel mese di marzo e il successivo test pratico, sono fioccati i ricorsi. Tra i motivi principali, spiccano gli oltre 8 mesi di attesa prima di sostenere l’esame, l’esclusione dei laureati magistrali in discipline storico-artistiche e archeologiche e la vastità di materie da studiare. Nella sede d’esame di Torino, destinata ai candidati valdostani, hanno passato la prova solo 68 persone, pari al 3,6 per cento dei partecipanti: è stata comunque la sede con il maggior numero di promossi.
Lo scritto prevedeva 80 domande a risposta multipla su un vastissimo programma che spaziava dalla storia dell’arte all’archeologia, dalla geografia turistica alla legislazione dei beni culturali fino alle nozioni scientifiche e tecniche, senza bibliografia né criteri di approfondimento: sulla Valle d’Aosta sono uscite solo 2 domande, la prima sul Lago Blu di Cervinia e l’altra sul sito di Champrotard. Il neo costituito Comitato Guide Future ha segnalato l’abnormità del programma che ha spinto gran parte degli iscritti a non presentarsi al test: il Ministero del Turismo ha replicato sostenendo che, a fronte delle polemiche sui precedenti concorsi ritenuti troppo facili, è singolare che ora si contesti un esame severo e rigoroso.
La Federazione Guide Turistiche della Valle d’Aosta, che conta circa 60 professionisti residenti nella nostra regione, ha criticato invece l’impianto della legge nazionale del 2023 che prevede un elenco unico per tutto il Paese: «Si è voluto dare un’impostazione “romacentrica” – si legge in una nota – in cui alla guida vengono richieste competenze nozionistiche per tutti i siti culturali d’Italia, forse a vantaggio dei grandi tour operator. Crediamo invece possa essere più utile al turismo la specializzazione territoriale della guida che conosca non solo i siti visitabili della sua zona, ma anche tutto il patrimonio culturale immateriale. È un’impostazione che non regge in quanto è inimmaginabile che chi desidera operare in un determinato ambito debba preparare un esame enciclopedico per poter condurre gruppi in luoghi molto diversi tra loro. Noi difendiamo l’idea che la guida turistica sia una figura specializzata sul territorio, non “di tutta Italia”. La qualità, infatti, passa dalla conoscenza profonda del contesto, vissuto ogni giorno».
Inoltre, vista la costante crescita del turismo anche nella nostra piccola realtà, la necessità di nuove guide turistiche è più che mai tangibile: in Valle d’Aosta l’ultimo concorso regionale per l’abilitazione risale a circa 10 anni fa e quest’ultimo, svolto a livello nazionale, non ha di certo migliorato la situazione, anzi, in base a quanto riportato dal Collegio dei Referenti della Federazione Guide Turistiche della Valle d’Aosta, un solo candidato valdostano si è presentato alla prova scritta e, purtroppo, non l’ha superata. Nel corso di oggi inoltre è in programma l’elezione del nuovo Collegio regionale dei Referenti, con mandato triennale, che dovrà impegnarsi in primis a far fronte a questo problema.
Caterina Pizzato


