NUS (zgn) «Voglio ringraziare tutto il pubblico, e in particolare quello di Nus, per il caloroso sostegno durante la finalissima all’arena Croix-Noire».
Passione, orgoglio, umiltà e gratitudine: è una tempesta di emozioni quella che domenica scorsa, 26 ottobre, ha provato Lorenzo Rosset mentre con la sua Farchetta, regina di terzo peso entrata nella leggenda delle batailles de reines dopo la vittoria per il quarto anno consecutivo, faceva il giro d’onore e sugli spalti si scatenava una vera e propria standing ovation.
Nella storia dei combats una sola reina prima di lei ha vinto quattro titoli regionali consecutivi nella stessa categoria: Sirène della famiglia Viérin dal 1966 al 1969, ma nel primo peso e, soprattutto, in altri tempi.
Un successo annunciato, quello di Farchetta: è arrivata alla finale regionale in ottima forma. A Pierrey, nel vallone di Saint-Barthélemy, è stata regina dell’alpeggio per la quinta estate e da quando è scesa, a fine settembre, è uscita regolarmente al pascolo con le compagne. D’altro canto Farchetta ha nel Dna la voglia di vincere, dato che la madre è Bandit, allevata dallo stesso Lorenzo Rosset, e il padre è figlio di Melodie di Piero Busso di Donnas, regina regionale di secondo peso nel 2013.
«Mi ha più colpito la prima vittoria di Farchetta – ammette Lorenzo Rosset – perché è stata una sorpresa assoluta. Non lo dico perché quest’anno fossi sicuro di vincere, sono andato come tutti con la speranza di far bene. Ma poi si sa: sono le mucche che decidono».
Tuttavia l’agitazione prima della finale era fortissima. «La mattina di domenica mi sono alzato alle 3 e sono andato in stalla per pesare Farchetta, poi sono riuscito a tornare a dormire nuovamente fino alle 4 – racconta Lorenzo Rosset –. Alle 7 ho ripesato Farchetta e andava bene, così mi sono rasserenato: 572 chilogrammi a fronte dei 600 che era il suo peso normale. D’altro canto l’ho tenuta a dieta e sotto controllo».
Poi è arrivato il momento della verità, con l’ingresso alla Croix-Noire domenica pomeriggio. E Farchetta, come nelle altre finalissime, ha emesso un muggito particolare, diverso da tutti gli altri. «A casa non lo fa mai – prosegue Lorenzo Rosset – ma quando entro nell’arena e faccio qualche metro prima di posizionarla, lancia questa specie di grido di battaglia per intimorire le avversarie».
Ma come ha vissuto la finalissima Lorenzo Rosset? «Il primo combat è stato quello con Zenica di Alex Cerise di Fénis, che si era qualificata nell’ultima eliminatoria a Antey-Saint-André e appariva ancora un po’ provata. Con lei Farchetta ha vinto abbastanza facilmente – racconta Lorenzo Rosset –. La seconda battaglia, agli ottavi, è stata con Manda di Devis Ghirardo di Gaby, una mucca che mi sembrava tanto più grande della mia e che Farchetta ha studiato bene prima di attaccarla; sembrava provasse timore nei suoi confronti. Invece ha fatto un bel combattimento».
A seguire, il successo facile con Fuoco di Roby Bich di Pontey ai quarti di finale, prima del doppio duello con Zara e Tormenta dei fratelli Quendoz di Jovençan.
Quella tra Farchetta e Tormenta è stata una vera finalissima, con le contendenti per il 68º bosquet che, dopo essersi osservate a lungo, sono state protagoniste di un combattimento ad alta intensità durato dieci minuti, durante il quale nessuna delle due sembrava volersi arrendere. Poi è stata Farchetta a mettere il suo quarto sigillo consecutivo.
Ma adesso cosa farà? Ha otto anni e mezzo: si ritirerà o tornerà in campo? «Decideremo il prossimo anno – risponde Lorenzo Rosset –. Adesso voglio solo ricordare e ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato e sostenuto: Italo Arlian, Mattia Brulard, mia sorella Manuela e i miei nipoti Alex Jeantet, Luca Jeantet e Patrick Goffredi, e naturalmente la mia compagna Leony Bordon, oltre a Giuseppe Pino Balicco che tiene Farchetta nell’alpeggio di Pierrey a Saint-Barthélemy di Nus e il pastore Andrea Torna, che da sempre la segue con grande attenzione e competenza, nonché René Baravex e suo figlio Dennis, che mi hanno custodito le mucche nella stalla mentre ero all’arena».


