Agricoltura

La copertura garantita dal farmaco ha la durata di un anno. Oltralpe scontri tra forze dell’ordine e manifestanti contrari agli abbattimenti totali nelle aziende con un animale infetto

La dermatite bovina spaventa la Francia: “Qui salvi grazie ai vaccini. Una nuova campagna nel 2026? Si deciderà all’inizio dell’anno”

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AOSTA (qdn) «Mentre in Francia sono ancora alle prese con focolai di dermatite nodulare contagiosa, ora nella zona dei Pirenei, qui in Valle d’Aosta non solo non abbiamo avuto casi ma è possibile movimentare animali e prodotti sia all’interno che all’esterno del territorio regionale. E questo è merito di una campagna vaccinale che è stata condotta in modo efficace e in tempi record».

A tracciare questo bilancio è la veterinaria regionale Enrica Muraro. Il tema della dermatite nodulare – che qui sembra già uno spauracchio della scorsa estate ormai quasi dimenticato – è invece prepotentemente tornato sulle prime pagine dei giornali d’Oltralpe.

Dopo qualche settimana di tranquillità, infatti, due nuovi focolai rilevati mercoledì scorso, 10 dicembre, in Occitania hanno fatto scattare le procedure per l’abbattimento dell’intero patrimonio bovino aziendale, una prospettiva contro cui centinaia di agricoltori esasperati sono scesi in strada nel tentativo (vano) di bloccare l’accesso alle stalle in questione: ne sono seguiti nella giornata di giovedì scontri tra forze dell’ordine e manifestanti e infine ieri, venerdì, l’abbattimento di tutte le 200 vacche di almeno un allevamento toccato dalla malattia, nella regione dell’Ariège.

Una situazione tesa a cui fa da contraltare la “vigile tranquillità” del settore nella nostra regione.

Italia e Francia: situazioni epidemiche diverse
«Sicuramente l’attuale situazione in Valle d’Aosta dà valore agli sforzi che abbiamo fatto. – prosegue la veterinaria Enrica Muraro – In Italia siamo stati favoriti dal fatto che i primi focolai sono emersi in Sardegna: dall’isola era estremamente improbabile un contagio vettoriale (ovvero da parte degli insetti vettori del virus, ndr). Al tempo stesso è stato compiuto uno sforzo enorme per tracciare le movimentazioni di migliaia di capi “usciti” dalla Sardegna nei 3 mesi precedenti al blocco, con l’individuazione di un solo caso positivo in un’azienda del Mantovano di cui sono stati abbattuti i 300 capi. In Francia hanno fatto campagne di vaccinazione, ma lo spostamento dei vettori e la dimensione stessa delle aziende interessate ha fatto probabilmente sì che alcuni casi sfuggissero alla rete di controllo e che quindi loro siano tuttora in una situazione di allarme».

“Complimenti da tutti per la nostra campagna vaccinale”
«Con 35 mila animali trattati in 27 giorni, la nostra campagna vaccinale è stata riconosciuta da tutti come estremamente efficace. – continua Enrica Muraro – Abbiamo ricevuto complimenti dal Ministero, dagli Istituti Zooprofilattici e dalle altre Regioni».

I “renitenti” al vaccino: multe per 14 aziende
Non sono mancati i casi di allevatori che hanno rifiutato la vaccinazione dei propri animali. Per la precisione si tratta di 14 aziende, per un totale di circa 350 capi. Per loro è arrivata una sanzione amministrativa di 4 mila euro (ridotta a 2.800 euro se pagata entro 5 giorni) ed è tuttora in vigore il blocco degli spostamenti degli animali, se non verso il macello: una limitazione che rimarrà valida per 8 mesi dalla fine del piano vaccinale, ovvero fino al prossimo 5 maggio.

Pochi effetti collaterali
Sporadici casi di “obiezione di coscienza” dal vaccino, nati in particolare dalla paura di effetti collaterali: ce ne sono stati?

«Qualche segnalazione l’abbiamo avuta. – ammette Enrica Muraro – In particolare alcuni casi di edemi sul collo rientrati in pochi giorni con trattamento antinfiammatorio. Ci sono poi stati alcuni aborti tra fine agosto e inizio settembre, ma che statisticamente rientrano nel numero di aborti che già normalmente si verificano in quel periodo e che quindi è difficile correlare direttamente alla somministrazione del vaccino. Comunque il numero delle segnalazioni di effetti collaterali è stato irrisorio rispetto alle vaccinazioni effettuate».

“Una nuova campagna vaccinale nel 2026? Si valuterà tutti insieme”
È prevista una seconda campagna vaccinale nel 2026?

«Non è escluso, perché la copertura del vaccino ha la durata di un anno. – risponde Enrica Muraro – In caso di campagne di eradicazione effettuate in passato in altre zone, sono stati eseguiti piani di vaccinazione pluriennali. Il nostro caso è diverso perché non si tratta di eradicare una malattia esistente, ma di mantenerne il territorio indenne. Quindi molto dipenderà dalla situazione epidemiologica francese: valuteremo all’inizio del prossimo anno insieme alle associazioni di categoria, all’azienda Usl, al Ministero della Salute e al Centro di referenza per le malattie esotiche – Cesme».

Daniel Quey