JOVENÇAN (qdn) «Certo, il bosquet è sempre il bosquet. Ma la soddisfazione è più forte della delusione. Tutte e tre le nostre bovine si sono comportate benissimo. E Farchetta ha meritato, è giusto così».
A dirlo è Pierangelo Quendoz, che insieme al figlio Maxime ha portato in campo Tormenta e Zara — che si sono classificate rispettivamente seconda e terza in terza categoria — oltre a Sirena, che ha perso la prima battaglia ma ha ben figurato contro quella che sarebbe poi diventata la regina regionale di secondo peso, Berlin di Simon e Julien Charbonnier.
Domenica sera, quando ormai le ombre erano calate sull’arena e stavano iniziando le semifinali dei “pesi leggeri”, sembrava davvero potesse essere la giornata perfetta per i Quendoz. Ma bisognava ancora fare i conti con Farchetta, che ha sconfitto Zara in semifinale e Tormenta in finale.
«Le nostre due sono arrivate alla battaglia decisiva abbastanza stanche — racconta Pierangelo Quendoz —. Tormenta, soprattutto, ha dovuto faticare davvero molto perché ha avuto un sorteggio sicuramente non favorevole. Nella prima battaglia ha subito beccato Diable, la reina di Brissogne. E poi negli ottavi ha dovuto fare un combattimento lungo e di qualità con Negrò di Stefano Charrier: ha vinto ma si è stancata. Poi naturalmente c’è stata la semifinale con Zara di Ivan Heresaz, molto dura. Secondo me Farchetta ha avuto un sorteggio un po’ più favorevole, ma forse lo dico perché sono di parte!».
La finale tra Tormenta e Farchetta è stata comunque combattuta, ma Farchetta domenica forse era — ancora una volta — imbattibile. Anche per il fatto di aver risolto con rapidità più di un combattimento.
«Farchetta è Farchetta, se vince velocemente è perché è fortissima ed è merito suo — ammette Pierangelo Quendoz —. Siamo già contenti che si siano trovate in finale e non alla prima battaglia: se fosse accaduto, probabilmente il concorso di Tormenta sarebbe finito lì, ma non so se Farchetta sarebbe arrivata fino in fondo».
Sull’altro lato del tabellone rispetto a Tormenta, Zara ha sbrigato i suoi combattimenti più velocemente della compagna di stalla, anche negli ottavi contro Nairobi dei Cunéaz, una bovina la cui specialità è di solito proprio quella di prolungare le battaglie fino allo sfinimento. Dopo i quarti vinti con Vedette di Michele Bionaz, Zara ha impegnato Farchetta in semifinale, non però abbastanza per batterla né per spianare la strada alla compagna Tormenta.
«Zara è stata brava ma non poteva competere con Farchetta» — ammette Pierangelo Quendoz. Eppure, il giorno dopo la Regionale, Zara pascolava tranquillissima, come se niente fosse successo. Tormenta appariva più affaticata, ma neppure troppo.
I Quendoz hanno in tutto un centinaio di capi, di cui una cinquantina di mucche da latte nella stalla di Les Adam di Jovençan. D’estate gestiscono l’alpeggio Chaligne a Gignod. Come genealogia, il toro di Zara è un figlio di Cybèle dei Frères Viérin, regina regionale di secondo peso nel 2016. Marmotta, invece, è per intero della razza dei Quendoz perché è figlia di Brunie, reina regionale in seconda categoria nel 2018 e nel 2019, mentre il padre è un toro di Tormenta di Elio Quendoz, zio di Pierangelo.
«Tormenta l’abbiamo tenuta separata dalle altre, volevamo portarla al massimo e credo che ci siamo riusciti — riflette —. Purtroppo non è fortunata con i sorteggi. Anche nell’eliminatoria di Aymavilles, in cui si era classificata terza, ha dovuto battere due bovine che sarebbero state poi regine in concorsi successivi: Shakira de La Borettaz e Jamaica di Davide Bieller».
«La finale è stata organizzata benissimo, una splendida Regionale» — conclude Pierangelo Quendoz, che aggiunge: «Secondo me bisogna trovare il modo di fare Regionali con non più di 150 mucche. Già così sono massacranti, durissime, come si è visto domenica».



