Alpi e dintorni

L’IMPRESA - MOLTO “SOCIAL” - DIVENTERÀ ANCHE UNA VERA E PROPRIA PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA

Dopo un mese è arrivata sul Monte Bianco La Grande Traversée des Alpes di Lorenzo D’Addario e Francesco Ratti sulle orme di Patrick Berhault

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Da sinistra Lorenzo D’Addario e Francesco Ratti, protagonisti de La Grande Traversée des Alpes
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AOSTA (fci) La Grande Traversée des Alpes di Lorenzo D’Addario e Francesco Ratti sulle orme di Patrick Berhault arriva al traguardo del primo mese in movimento lungo l’arco alpino: oltre 1.000 chilometri i percorsi senza mezzi a motore e 15 le ascese affrontate. I 2 alpinisti hanno raggiunto il massiccio del Monte Bianco, muovendosi unicamente a piedi e in bicicletta.

Francesco Ratti – classe 1980, lecchese di origine ora residente a Valtournenche, è guida alpina della Società Guide del Cervino. È anche membro del gruppo alpinistico dei Ragni di Lecco Ragni della Grignetta e Istruttore Nazionale Guide Alpine. Lorenzo D’Addari,- mantovano, è guida alpina XMountain – gruppo di guide operativo tra Lombardia e Trentino. Sono partiti lunedì 24 agosto dalla Slovenia e dopo l’ascensione della parete nord del Triglav, hanno continuato a spostarsi verso ovest, pedalando e scalando alcune tra le pareti più celebri delle Alpi: dalle Dolomiti, passando per le Alpi Centrali e l’Oberland Bernese, fino al Vallese e al massiccio del Monte Bianco.

Una sequenza serrata di tappe e trasferimenti senza utilizzare mezzi a motore, che ha visto la cordata affrontare oltre 1.000 chilometri di spostamenti e realizzare 15 salite, raggiungendo la cima del Monte Bianco sabato 26 settembre, per poi fare rientro a Courmayeur all’indomani e concedersi un meritato momento di pausa e pianificazione. Il viaggio, infatti, prosegue lungo il settore occidentale dell’arco alpino, con l’obiettivo di completare il percorso nelle prossime settimane.

Le 15 salite realizzate durante il primo mese: Monte Triglav Parete Nord (via Helba più Skalaska), Piccolo Mangart Parete Sud-Ovest (via Drill), Cima Grande di Lavaredo Parete Nord (via ISO 2000 con uscita sulla Comici), Seconda Torre del Sella Parete Nord (via Messner), Marmolada Parete Sud (via Tempi Moderni), Punta Civetta Parete Nord-Ovest (via Chimera Verticale), Crozzon di Brenta Parete Est (via Super Maria), Cima Tosa traversata dal Crozzon di Brenta, Pizzo Badile Parete Nord-Est (via Cassin), Pizzo Cengalo Spigolo Sud-Ovest (Spigolo Vinci), Monte Qualido Parete Est (via Artemisia), Eiger Parete Nord (via Le Chant du Cygne), Grandes Jorasses Parete Est (via Gervasutti), Punta Innominata Cresta Est e Monte Bianco Pilastro Rosso del Brouillard (via Bonatti).

La Grande Traversée des Alpes di Lorenzo D’Addario e Francesco Ratti non è nata solo come impresa da grandi numeri, ma soprattutto come viaggio etico e umano sulle tracce di Patrick Berhault, per rivivere quel profondo senso di libertà che permea le pagine del suo libro «Encordé mais libre». Un’avventura che si propone anche di osservare da vicino quanto l’ambiente alpino sia mutato nell’arco di 20 anni, mettendo a confronto i paesaggi e le condizioni delle pareti di oggi con il materiale d’archivio dell’epoca.

Il viaggio sta offrendo ai 2 protagonisti una fotografia diretta delle profonde trasformazioni subite dall’ambiente d’alta quota. Rispetto alla traversata di Berhault di oltre 20 anni fa, la ritirata dei ghiacciai e il degrado delle pareti causato dal riscaldamento globale hanno imposto, in alcuni casi, la scelta di varianti di percorso o una riprogrammazione delle salite, per esempio sul Pilastro Rosso del Brouillard.

«I cambiamenti climatici non sono più una proiezione teorica, ma una realtà con cui ci confrontiamo quotidianamente in parete» testimonia Francesco Ratti. «Ghiacciai fortemente ridotti e pareti sempre più secche e soggette a crolli ci costringono a una lettura ancora più attenta della montagna e a modificare itinerari storici per ragioni di sicurezza. La bicicletta ci sta dando la flessibilità necessaria per muoverci rapidamente tra un massiccio e l’altro, ma il confronto con l’ambiente evidenzia quanto le Alpi siano mutate in poco più di 2 decenni».

L’intero percorso di Lorenzo D’Addario e Francesco Ratti non viene solo documentato sui canali digitali ma sta prendendo la forma di una vera e propria produzione cinematografica. A guidare il racconto visivo è il regista e video maker outdoor Alessandro Beltrame (AGB Video), chiamato a trasformare la traversata in un documentario capace di intrecciare la riflessione sui cambiamenti dell’ambiente alpino a un’esplorazione profonda della sfera umana.