Alpi e dintorni

SONO PARTITI LUNEDÌ 24 AGOSTO DALLA SLOVENIA E HANNO CONTINUATO A SPOSTARSI VERSO OVEST, PEDALANDO E SCALANDO

Francesco Ratti e Lorenzo D’Addario hanno concluso la loro impresa. La “Grande Traversée des Alpes” finisce con un tuffo nel Mar Ligure

Ingrandisci la foto: Francesco Ratti e Lorenzo D’Addario in cima al Cervino, durante la loro Grande Traversata delle Alpi. Ispirati da Patrick Berhault, dal 24 agosto al 23 ottobre le guide alpine hanno salito alcune delle montagne e vie più famose delle Alpi
Francesco Ratti e Lorenzo D’Addario in cima al Cervino, durante la loro Grande Traversata delle Alpi. Ispirati da Patrick Berhault, dal 24 agosto al 23 ottobre le guide alpine hanno salito alcune delle montagne e vie più famose delle Alpi
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AOSTA (fci) Dalla fredda parete Nord del Triglav in Slovenia fino al caldo mare della Liguria venerdì scorso, 23 ottobre. In mezzo, 61 giorni di alpinismo puro su alcune delle montagne più famose dell’intero arco alpino, spostandosi per 2.400 chilometri in bici. È questo, in estrema sintesi, il viaggio appena compiuto dalle guide alpine Francesco Ratti e Lorenzo D’Addario, che hanno dedicato gli ultimi due mesi a un’esperienza “vicino a casa, fuori del tempo e senza fretta”.

Francesco Ratti – classe 1980, lecchese di origine ora residente a Valtournenche, è guida alpina della Società Guide del Cervino. È anche membro del gruppo alpinistico dei Ragni di Lecco Ragni della Grignetta e Istruttore Nazionale Guide Alpine. Lorenzo D’Addario, mantovano, è guida alpina XMountain gruppo di guide operativo tra Lombardia e Trentino.

Un viaggio simile alla grande traversata effettuata da Patrick Berhault dalla Slovenia alle Marittime in 167 giorni, tra il 26 agosto 2000 e il 9 febbraio 2001, ma rivisitato in chiave moderna, visto che le montagne e alcune delle vie sono cambiate radicalmente nell’ultimo quarto di secolo.

Sono partiti lunedì 24 agosto dalla Slovenia e dopo l’ascensione della parete nord del Triglav, hanno continuato a spostarsi verso ovest, pedalando e scalando alcune tra le pareti più celebri delle Alpi: dalle Dolomiti, passando per le Alpi Centrali e l’Oberland Bernese, fino al Vallese e al massiccio del Monte Bianco.

Dopo il Triglav, simbolo delle Alpi Giulie, Francesco Ratti e Lorenzo D’Addario si sono recati nelle Dolomiti, dove hanno salito la Cima Grande di Lavaredo insieme a Daniele Geremia, la Marmolada e la Civetta; poi hanno pedalato fino alle Dolomiti di Brenta, dove hanno concatenato il Crozzon di Brenta e la Cima Tosa. Nelle Alpi Centrali ad attenderli c’erano il Pizzo Badile, il Cengalo e il Qualido Est, saliti in tre lunghe giornate consecutive. Approfittando del bel tempo, la cordata ha salito l’Eiger, le Grandes Jorasses e, passando per il Pilastro Rosso del Brouillard, il Monte Bianco con Alessandro Baù sabato 26 settembre. A questo punto il maltempo ha portato con sé oltre 50 centimetri di neve fresca sopra i 3.000 metri, rallentando il viaggio.

Qualche giorno di pausa, poi, quando la neve si è assestata, hanno salito il Tête d’Aval e – con Ines Leynaud – la Meije nel massiccio degli Écrins, prima di puntare finalmente verso sud. Nelle Alpi Marittime sono arrivati in cima al Corno Stella (ben 2 volte), la cresta est del Monviso e infine il Mongioie; poi la pedalata fino ad Albenga e un tuffo nel mare che ha segnato la fine di un’avventura, per certi versi irripetibile.

“La Grande Traversata delle Alpi si è ispirata alla leggendaria traversata di Berhault, che unisce arrampicata, alpinismo e viaggio attraverso le Alpi con le sole nostre forze”, ha spiegato Francesco Ratti. “Volevamo uscire dal ritmo frenetico della quotidianità, salire ascoltando i tempi che detta la montagna. È stato bellissimo.”

Lorenzo D’Addario invece ha raccontato “Questa Attraversata ha accompagnato la mia fantasia e i miei sogni per molto tempo. Viverla e realizzarla è innanzitutto l’idea di come pensiero e azione quando entrano in simbiosi possono creare qualcosa di incredibile in termini di bellezza, scoperta, felicità e ascesi. Penso alle parole di Berhault, che scrive: ‘Mi hanno interrogato tante volte sull'”incredibile” difficoltà di un’avventura del genere. La difficoltà di un’impresa non si misura in base agli ostacoli incontrati. Essa dipende anzitutto dalla forza della nostra motivazione. “Incredibile” non è la difficoltà in sé, ma piuttosto la fortuna di avere avuto una voglia così intensa di affrontarla.’ Questa attraversata parla di questo. Dell’energia che circola dentro di noi che può rendere tutto positivo. Il contesto poi dove si svolge, per chi ama la “scienza dei boschi”, è bellezza pura. Il senso della nostra presenza in questo mondo. Una simbiosi totale tra Uomo e natura, dove noi siamo davvero una piccola parte di questo incredibile mondo.”