Alta Valle

Per Roberto Daldosso i suoi dipendenti erano come una famiglia

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MORGEX (peb) Ci sono uomini che raccontano chi sono attraverso ciò che costruiscono. Roberto Daldosso – per tutti Damiano, come lo chiamava sua mamma Rita Zanini -, è stato uno di questi. E’ venuto a mancare venerdì scorso, 16 ottobre e Morgex (dove era nato il 5 agosto 1955) lo ha salutato martedì 20 ottobre nella cava in località Mont-Bardon.

Roberto Daldosso ha dedicato la sua vita al lavoro, alla pietra e alla montagna. Era uno degli ultimi cavatori di lose di Morgex, un mestiere duro, che conosceva bene e di cui andava orgoglioso. Dalla sua cava usciva la pietra che ancora oggi vediamo sui tetti e sui muri delle nostre case, parte di quel paesaggio valdostano a cui era tanto legato. In quel lavoro c’era molto del suo carattere. La forza, la tenacia, il coraggio di affrontare ciò che era difficile. La montagna richiede rispetto, la pietra pazienza, un’attività come la sua una dedizione che va ben oltre l’impegno fisico. Ci sono responsabilità, preoccupazioni, tentativi che falliscono e sconfitte con cui fare i conti. Anche lui le aveva conosciute. Negli anni aveva trovato la volontà di superarle, di ricominciare, di cercare ancora una strada. Il suo orgoglio aveva radici anche lì: nella consapevolezza di quanto aveva attraversato per costruire qualcosa di suo. Roberto Daldosso aveva una grande passione per i camion, gli escavatori e i mezzi da lavoro. Una passione che i figli hanno conosciuto fin da piccoli, vedendolo lavorare e sentendolo parlare di ciò che faceva.

Da questo legame è nata Pietra di Morgex, l’azienda costruita insieme ai figli, in cui oggi lavorano Ruben, Rudy e Jennifer come consulente del lavoro; anche la moglie, Silvana Chinaglia, che aveva sposato nel 1980 e che è mancata nel 2019, ha contribuito alla nascita dell’azienda e gli è sempre stata accanto.

Il nome racconta la sua origine: la pietra estratta dalla montagna e il paese a cui quella pietra appartiene. Racchiude il punto di partenza di un progetto imprenditoriale e il legame con il territorio da cui ha preso vita. Nel tempo l’attività è cresciuta, ampliandosi in altri settori, ma le sue fondamenta sono rimaste quelle: la conoscenza della materia, la passione per i mezzi e il lavoro, il rapporto con la montagna.

Una delle sue forze è il rapporto familiare che si è creato con i dipendenti e i collaboratori. Roberto Daldosso ne andava particolarmente fiero. Per lui contavano le persone, la fiducia e il rapporto che si costruiva lavorando insieme, giorno dopo giorno. «Anche questo fa parte di ciò che ci ha lasciato e che noi figli vogliamo continuare a mantenere» racconta la figlia Jennifer.

Chi lo conosceva sapeva che poteva avere modi un po’ burberi. Dietro quella scorza, però, c’era un cuore grande. Aveva una saggezza maturata con gli anni e con le esperienze. Oggi i suoi figli portano avanti l’attività, ciascuno con il proprio contributo, sapendo quanto della sua esperienza e della sua determinazione ci sia in quello che fanno.

«Ci mancherà averlo accanto, confrontarci con lui, sentire il suo parere. Ricordarlo significa anche ricordare un mestiere che ormai in pochi continuano a fare e che ha dato tanto al nostro territorio. Quando guarderemo un tetto di lose o un muro costruito con la pietra della nostra montagna, penseremo anche a lui. Al suo lavoro, alla sua fatica e a tutto quello che è riuscito a lasciare a noi e al suo paese», conclude Jennifer Daldosso.

Arabella Pezza