Bassa Valle

J’attends encore…: un monologo in francese di Christian Sarteur

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AYAS (qdn) Si intitola “J’attends encore…” il monologo teatrale in francese che Christian Sarteur ha composto e che reciterà venerdì prossimo, 11 aprile, alle 21, al Cinema Sant’Anna di Champoluc.

«E’ il racconto con lo sguardo di un bambino dagli anni Trenta del secolo scorso fino al 2000. – spiega Christian Sarteur – Solitamente sono i vecchi, i nonni a narrare aneddoti o a raccontare storie dei tempi che furono, fatti realmente accaduti, forse romanzati dal trascorrere degli anni e magari anche un po’ annacquati dalla memoria che se ne va, spesso però terribilmente veritieri. Racconti a volte ripetuti decine di volte. Li sentiamo, ma non li ascoltiamo perché siamo troppo indaffarati nella quotidianità.

Nel monologo un anziano, inizialmente forse un po’ burbero, colto dalla malinconia si scioglie nei ricordi e narra la sua vita dal punto di vista di quando era bambino, con la spontanea ingenuità e la spensieratezza che normalmente dovrebbero accompagnare tutta l’infanzia. La vita, semplice ma bella, una quotidianità di risate, giochi, piccole cose e grandi scoperte verso un futuro che purtroppo verrà stravolto dalle angherie del Ventennio e la crudeltà della guerra. La nostalgia si mescola con la tristezza, ma anche con la gioia e la speranza, perché la storia lo insegna, la vita va avanti, le risate scompaiono, ma la ricerca del sorriso e della felicità rimangono sempre.

Ovviamente, fatti o persone sono puramente immaginari, ma verosimilmente accaduti e esistiti in qualsiasi villaggio della Vallée d’Aoste. Ciascuno di noi nel racconto può probabilmente riconoscere i propri nonni o bisnonni. Per non dimenticare e soprattutto per non ripetere gli stessi errori del passato, nonostante l’ottusità e la cattiveria umana perseveri. Per ragioni di contesto storico, di rispetto per una cultura centenaria e per scelta stilistica, la pièce sarà in francese, senza alcuna velleità didattica, politica o morale, semplicemente perché è venuta così».

Le musiche sono curate da Katia Perret. L’ingresso è libero.