Sabato 19 luglio aprirà al pubblico al Centro Saint-Bénin di Aosta la mostra “Brassaï. L’occhio di Parigi”, retrospettiva curata da Philippe Ribeyrolles, studioso e nipote del fotografo, che presenta più di 150 stampe d’epoca, oltre a sculture, documenti e oggetti appartenuti a Brassaï, per un approfondito e inedito sguardo sulla sua opera, con particolare attenzione alle celebri immagini dedicate alla capitale francese. Le sue fotografie dedicate alla Ville Lumière – dai quartieri operai ai grandi monumenti, dalla moda ai ritratti degli amici artisti ed alla vita notturna – sono oggi immagini iconiche che nell’immaginario collettivo identificano immediatamente Parigi.
Ungherese di nascita – il suo vero nome è Gyula Halász, sostituito dallo pseudonimo Brassaï in onore di Brassó, la sua città natale -, ma parigino d’adozione, Brassaï è stato uno dei protagonisti della fotografia del XX secolo. In stretta relazione con artisti come Pablo Picasso, Salvador Dalí e Henri Matisse e vicino al movimento surrealista, a partire dal 1924 fu partecipe del grande fermento culturale, tra i primi fotografi a catturare l’atmosfera notturna della Parigi dell’epoca.
Nelle sue passeggiate il fotografo non si limitava alla rappresentazione delle vedute architettoniche, ma si avventurava anche in spazi interni più intimi e confinati, dove le persone si incontravano e si divertivano. È infatti del 1933 il suo volume “Paris de Nuit”, un’opera fondamentale nella storia della fotografia francese.
“Esporre oggi Brassaï – afferma Philippe Ribeyrolles – significa rivisitare quest’opera meravigliosa in ogni senso, fare il punto sulla diversità dei soggetti affrontati, mescolando approcci artistici e documentaristici; significa immergersi nell’atmosfera di Montparnasse, dove tra le due guerre si incontravano artisti e scrittori, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’est.”
Brassaï appartiene a quella “scuola” francese di fotografia definita umanista per la presenza essenziale di donne, uomini e bambini nei suoi scatti sebbene riassumere il suo lavoro solo sotto questo aspetto sarebbe riduttivo. Nel corso della sua carriera il suo originale lavoro viene notato da Edward Steichen, che lo invita a esporre al Museum of Modern Art di New York nel 1956 con un enorme successo.
I legami di Brassaï con l’America si concretizzarono anche in una assidua collaborazione con la rivista “Harper’s Bazaar”, per la quale il fotografo ritrasse molti protagonisti della vita artistica e letteraria francese, con i quali era solito socializzare.
Brassaï scomparve il 7 luglio 1984 ed sepolto nel cimitero di Montparnasse, nel cuore della Parigi che ha celebrato per mezzo secolo.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue italiano-francese edito da Silvana Editoriale, con testi di Philippe Ribeyrolles, Daria Jorioz, Silvia Paoli e Annick Lionel-Marie, posto in vendita a 36 euro. L’esposizione è aperta da martedì a domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Biglietti: intero 8 euro, ridotto 6 euro, ingresso gratuito per i minori di 18 anni.
Ungherese di nascita – il suo vero nome è Gyula Halász, sostituito dallo pseudonimo Brassaï in onore di Brassó, la sua città natale -, ma parigino d’adozione, Brassaï è stato uno dei protagonisti della fotografia del XX secolo. In stretta relazione con artisti come Pablo Picasso, Salvador Dalí e Henri Matisse e vicino al movimento surrealista, a partire dal 1924 fu partecipe del grande fermento culturale, tra i primi fotografi a catturare l’atmosfera notturna della Parigi dell’epoca.
Nelle sue passeggiate il fotografo non si limitava alla rappresentazione delle vedute architettoniche, ma si avventurava anche in spazi interni più intimi e confinati, dove le persone si incontravano e si divertivano. È infatti del 1933 il suo volume “Paris de Nuit”, un’opera fondamentale nella storia della fotografia francese.
“Esporre oggi Brassaï – afferma Philippe Ribeyrolles – significa rivisitare quest’opera meravigliosa in ogni senso, fare il punto sulla diversità dei soggetti affrontati, mescolando approcci artistici e documentaristici; significa immergersi nell’atmosfera di Montparnasse, dove tra le due guerre si incontravano artisti e scrittori, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’est.”
Brassaï appartiene a quella “scuola” francese di fotografia definita umanista per la presenza essenziale di donne, uomini e bambini nei suoi scatti sebbene riassumere il suo lavoro solo sotto questo aspetto sarebbe riduttivo. Nel corso della sua carriera il suo originale lavoro viene notato da Edward Steichen, che lo invita a esporre al Museum of Modern Art di New York nel 1956 con un enorme successo.
I legami di Brassaï con l’America si concretizzarono anche in una assidua collaborazione con la rivista “Harper’s Bazaar”, per la quale il fotografo ritrasse molti protagonisti della vita artistica e letteraria francese, con i quali era solito socializzare.
Brassaï scomparve il 7 luglio 1984 ed sepolto nel cimitero di Montparnasse, nel cuore della Parigi che ha celebrato per mezzo secolo.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue italiano-francese edito da Silvana Editoriale, con testi di Philippe Ribeyrolles, Daria Jorioz, Silvia Paoli e Annick Lionel-Marie, posto in vendita a 36 euro. L’esposizione è aperta da martedì a domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Biglietti: intero 8 euro, ridotto 6 euro, ingresso gratuito per i minori di 18 anni.


