Cultura e spettacolo

Intitolato “Ceci n’est pas une exposition” celebra il genio dello stilista con oltre duecento fotografie

Al Forte di Bard l’allestimento dedicato a Franco Moschino

Ingrandisci la foto: La sera di ieri, venerdì 30, è stata inaugurata la mostra “Franco Moschino. Ceci n’est pas une exposition” con da sinistra il direttore del Forte di Bard Luca Bringhen, il curatore della mostra Pier Paolo Pitacco, la co-curatrice Catia Zucchetti, il direttore di Art directors club italiano Giuseppe Mastromatteo, la presidente del Forte di Bard Ornella Badery e Cecilia Pitacco dello studio Pitacco
La sera di ieri, venerdì 30, è stata inaugurata la mostra “Franco Moschino. Ceci n’est pas une exposition” con da sinistra il direttore del Forte di Bard Luca Bringhen, il curatore della mostra Pier Paolo Pitacco, la co-curatrice Catia Zucchetti, il direttore di Art directors club italiano Giuseppe Mastromatteo, la presidente del Forte di Bard Ornella Badery e Cecilia Pitacco dello studio Pitacco
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BARD (zgn) E’ stata inaugurata la sera di ieri, venerdì 30 ottobre, nel Forte di Bard, la mostra “Franco Moschino. Ceci n’est pas une exposition” che potrà essere visitata fino a lunedì 29 marzo 2027. L’esposizione presenta nelle sale delle cantine un percorso inedito che celebra il genio visionario, ironico e profondamente rivoluzionario dell’enfant prodige della moda Franco Moschino. il percorso espositivo raccoglie oltre 200 fotografie, alcuni dei vestiti più iconici e preziosi materiali d’archivio che ripercorrono la carriera di uno dei più straordinari innovatori del fashion system mondiale, un artista che ha fatto della provocazione, del gioco e del rifiuto dei dogmi accademici la propria inconfondibile firma.

Franco Moschino è ricordato infatti non solo come un grande stilista, ma come un artista a tutto tondo che ha usato la moda per commentare la società, spingendo i confini della creatività e lasciando un segno indelebile nella storia del costume: stilista rivoluzionario, pubblicitario provocatore, pacifista e precursore del movimento eco-friendly. Lui stesso amava definirsi un “pittore” che usava la moda come mezzo per esprimere la sua arte e la sua visione. Le sue creazioni, caratterizzate da un’ironia pungente e un’estetica pop e anticonformista, si propongono come parodia e critica dello stesso mondo della moda. Rielabora capi classici, aggiungendo dettagli irriverenti, come tailleur “alla Chanel” con girandole al posto dei bottoni o il celebre tubino nero con il prezzo ricamato sul capo, o addirittura gonne realizzate interamente di cravatte.

Sperimentatore ed ecologista ante litteram, è stato uno dei primi couturier a far sfilare pellicce ecologiche, inaugurando quello che diventerà un vero e proprio trend.

L’Italia è stata per Moschino un patrimonio di simboli, un territorio infinito d’esplorazione. Il suo immaginario comprendeva la Gioconda di Leonardo, il David di Michelangelo, i Pupi Siciliani – che si vedono usati come ciondoli in un look total black – La Gazzetta dello Sport, Il golfo di Napoli: tutto diventava materia plastica per creare una moda non solo elegante ma anche divertente, ironica e giocosa. Un’eredità che ancora oggi ispira le nuove generazioni di creativi.

Lo spazio espositivo si trasforma quindi in un vero e proprio manifesto di libertà creativa e di aperta critica alle convenzioni della moda. Ad accogliere il pubblico, una galleria fotografica lungo 40 metri che catapulta immediatamente i visitatori nell’universo dello stilista. Il percorso espositivo si sviluppa nelle 6 sale tematiche, ritmate da installazioni luminose al neon. In un flusso continuo tra arte e moda, gli scatti storici di Stefano Babic, Sergio Caminata e Stefano Pandini dialogano con la spettacolarità delle leggendarie vetrine della maison, le provocatorie campagne pubblicitarie e una selezione mirata di abiti vintage originali.