Proseguono anche questa settimana i rendez-vous con le guide turistiche valdostane, felici di accompagnarci in una visita ideale, attraverso le parole, alla scoperta dei loro luoghi del cuore, mete poco conosciute spesso al di fuori dei circuiti di visita consueti, ma non per questo prive di fascino o interesse. La lettura diventa una compagna ideale per trascorrere parte del tempo a nostra disposizione per stimolare l’immaginazione e viaggiare con la mente, creandoci piccole evasioni dal quotidiano, andando a visitare questi luoghi con il pensiero in attesa di poterli vedere con i nostri occhi, una volta rientrata l’emergenza Covid-19. I protagonisti di questa nuova puntata sono 2 edifici sacri davvero affascinanti.
di Saint-Léger ad Aymavilles
La guida turistica ed archeologa Cinzia Joris ci accompagna in un luogo denso di storia e dall’indiscutibile attrattiva, alla scoperta di una chiesa, ubicata appena sopra l’abitato di Aymavilles, che conserva una cripta definita uno dei beni religiosi più rilevanti dell’alta Valle d’Aosta in seguito agli approfondimenti effettuati durante le recenti campagne di scavo archeologico.
«Il complesso monumentale di Saint-Léger, che comprende la chiesa attuale costruita alla fine del 1700, la cripta sottostante e un vano ad essa adiacente, riassume in poco spazio un lungo viaggio nel tempo che inizia in epoca romana, verosimilmente nel I secolo d.C. e finisce alle soglie della contemporaneità. – spiega accuratamente Cinzia Joris – È il mio luogo del cuore poiché ne ho diretto lo scavo come responsabile scientifico della ditta Archeos tra il 2013 e il 2014 e proprio quelle indagini hanno messo in luce le vere origini dell’insediamento, non più risalenti all’Alto Medioevo come si pensava. Le tracce della sua millenaria storia sono ancora oggi visibili seppure riservate ad un visitatore attento, conservate le une accanto alle altre in un microcosmo geografico, che è stato pensato per diventare un luogo di memoria.»
Le vicende del sito si inscrivono in quelle del territorio circostante: una villa romana, con possibili strutture termali, doveva infatti sorgere in questo luogo in un periodo non lontano dal 3 a.C., l’anno di costruzione del ponte acquedotto di Pont-d’Aël che attraversa il torrente Grand Eyvia, nell’omonimo villaggio, lungo la strada che porta a Cogne.
«In una fase successiva, di cui non è stato possibile identificare la cronologia, fu costruito un nuovo edificio forse leggibile come il monastero benedettino di cui parla la tradizione orale, inglobato in parte nella prima chiesa costruita, oggi trasformata nella cripta. – conclude l’archeologa – A testimoniare questa lunga storia rimangono le numerose sepolture che, oggetto di studi specifici, hanno restituito il ricordo di una comunità attraverso i secoli.» Nel campanile, dalla forma quadrata in pietra a vista risalente al XV-XVI secolo, risuona la più antica campana datata della Valle d’Aosta, risalente al 1379. Si tratta quindi di un sito dal valore millenario che ancora oggi riesce ad emozionare i visitatori e i passanti a partire dalla sua facciata che non passa di certo inosservata poiché interamente affrescata con la tecnica del trompe-l’œil, in grado di suscitare l’illusione della tridimensionalità: al centro è rappresentato il martirio di San Leodegario con ai lati i santi Giuseppe, Germano, Grato e Leonardo eseguito dal pittore locale Jean-Laurent Grange. All’interno, invece, la chiesa presenta un’unica navata con volte a crociera ornate da una luminosa e ricca decorazione pittorica ad opera del medesimo artista risalente agli anni 1856-1857. La cripta, databile, nella sua parte originaria, all’Alto Medioevo e forse all’VIII secolo, si può classificare come una delle più antiche della regione e rappresenta un vero e proprio tesoro ancora ben preservato e poco conosciuto al pubblico.
Ma gli aneddoti legati a questo incantevole complesso monumentale non finiscono qui poiché recentemente lo storico dell’arte valdostano Patrik Perret – che è anche la seconda guida turistica che ci accompagnerà questa settimana – ha svelato un segreto celato nella facciata della chiesa: «Per tutti questi anni nessuno se n’era mai accorto e per pura fatalità, mentre registravo una puntata di un programma televisivo, ho scoperto che nel pretenzioso trompe-l’œil appaiono 2 volti nascosti. Tra le venature azzurrine della finta colonna marmorea alla destra di San Germano è infatti possibile scorgere il profilo del committente, il conte Vittorio Cacherano Osasco della Rocca d’Arazzo Challant, l’ultimo discendente della famiglia Challant, con la pipa in bocca, e un probabile autoritratto dell’autore dall’aspetto più popolaresco. Ritengo sia stato un piccolo scherzo del conte, dallo spirito “buontempone”, che nel 1857, l’anno della sua morte, fece rimodernare gli affreschi della chiesa dal pittore Jean-Laurent Grange facendo inserire i loro visi mimetizzati» rivela divertito Patrik Perret che, dopo averci invitato ad aguzzare la vista, ci accompagna in Bassa Valle per visitare un altro gioiello dell’architettura sacra.
a Pont-Saint-Martin
Nascosta tra i cipressi e i bossi, in un luogo ricco di storia e fascino, sorge lungo la strada regionale di Perloz, poco al di sopra del centro di Pont-Saint-Martin, la chiesa di Fontaney, nei pressi di numerose sorgenti d’acqua dalle quali deriva il toponimo che significa «luogo delle fontane».
«L’ho visitata per la prima volta nel 2004 durante un laboratorio di sperimentazione del restauro e da quel giorno ho dedicato molti studi e ricerche alla chiesa, con tanta passione, tra cui la mia tesi di laurea in Arte al Dams Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo di Torino, conseguita nel 2007 con un bel 110 e lode. – ricorda Patrik Perret – Intitolata al Preziosissimo Sangue e Corpo del Nostro Signore Gesù Cristo e alla Beata Vergine Maria, è stata la prima parrocchia del comune di Pont-Saint-Martin e la sua caratteristica principale è quella di essere considerata la Cattedrale di Aosta in miniatura, in quanto la pianta rettangolare a 3 navate è uguale a quella aostana, seppur di dimensioni ridotte.» Venne costruita ex novo tra il 1590 e il 1595 – anche se alcune leggende narrano della presenza di un piccolo monastero templare antecedente – finanziata dai fratelli Pierre e Jean-Humbert de Vallaise, proprietari del terreno dove all’epoca sorgeva già una casa-forte, successivamente trasformata in un palazzo.
«Sembra proprio la copia della Cattedrale, ma la facciata non è più identica perché nell’Ottocento quella aostana è stata rimaneggiata con una cornice in stile neoclassico dall’architetto Gayo e non esistono purtroppo delle raffigurazioni dell’aspetto precedente al rifacimento. È quindi molto probabile che l’antica facciata fosse esattamente come si presenta quella della Chiesa di Fontaney, distinta da un grande arco centrale tutto affrescato. – prosegue lo storico dell’arte – In origine, doveva sicuramente avere anch’essa 2 torri campanarie, poi probabilmente per una questione economica ne hanno eretta una sola. Anche l’abside è provvista di deambulatorio come in Cattedrale, si può infatti passeggiare attorno all’altare in quanto le 2 navate laterali proseguono oltre, fiancheggiandolo.»
La facciata è stata affrescata nel 1600 e i dipinti raffigurano delle scene delle Sacre Scritture, mentre quelli interni, in discreto stato di conservazione a causa dell’umidità, risalgono al 1726. Oltre ai numerosi articoli, alle conferenze – anche fuori Valle – e ad un’intera puntata del programma televisivo «Storia dell’arte in Valle d’Aosta», nel 2015 Patrik Perret ha dedicato anche un libricino al suo amato luogo del cuore dal titolo «La Chiesa di Fontaney. Copiare per credere», in riferimento al fatto che la riproduzione in miniatura della Cattedrale nobilitava la piccola parrocchia appena elevata e l’imitazione invogliava i fedeli a partecipare alla vita religiosa seppur trovandosi in una zona più povera e periferica.
«La presentazione del libro a Pont-Saint-Martin è stata condotta, con mio grande stupore, da Gianni Carlo Sciolla, uno dei più importanti storici dell’arte del secolo passato. – conclude emozionato Patrik Perret – Dichiarata monumento nazionale nel 1910, attualmente la chiesa è stata completamente restaurata dall’Amministrazione comunale e si può visitare, assieme all’antico cimitero e all’intero hameau di Fontaney, accompagnati dalle guide turistiche. Ora che ci penso, mi è venuto in mente un altro luogo del cuore, ma ve lo racconterò un’altra volta!»
Anche la prossima settimana continueremo a viaggiare con la fantasia alla scoperta di alcune mete poco note, custodi di piacevoli sorprese e curiosità. La nostra regione, pur essendo la più piccola d’Italia, conserva sul suo territorio innumerevoli beni che non aspettano altro che essere conosciuti e visitati. Le guide interessate a partecipare a questa inchiesta possono contattare la redazione scrivendo a info@lavalleenotizie.com specificando nell’oggetto «Luoghi del cuore».

