Roberto Laguzzi avrebbe dovuto andare in pensione il prossimo anno. Sognava di trasferirsi nella sua bella casa a L’Avana, la capitale di Cuba dove durante una vacanza nel 1994 aveva conosciuto Nidia Gil, la giovane donna che 6 anni dopo avrebbe sposato ad Aosta. A rubargli quel futuro che desiderava, come a tanti altri valdostani, è stato il Coronavirus. Avrebbe compiuto 63 anni il 21 luglio prossimo e si è spento domenica 29 marzo, all’Ospedale regionale “Umberto Parini” di Aosta dove era ricoverato da una settimana. Era cardiopatico e ciò ha probabilmente facilitato il decorso infausto della malattia.
Diplomato ragioniere, Roberto Laguzzi esercitava la professione di commercialista in uno studio a Saint-Christophe. Le sue grandi passioni, però, sono sempre state la letteratura – la sua abitazione in via Monte Vodice ad Aosta sembra una biblioteca – e il giornalismo, al quale si era avvicinato nel 1973, partecipando a quella grande avventura editoriale che fu Sports Valdôtains, il settimanale creato nel 1964 dal compianto Gaetano Assanti, “fucina” di tanti giornalisti sportivi valdostani, che seguì sino all’epilogo, come commercialista di fiducia dell’azienda.
Tifoso dell’Inter, Roberto Laguzzi firmava articoli soprattutto di calcio e di sport di palestra. Negli anni Ottanta era subentrato a Livio Forma, assunto dalla Rai e all’inizio di una grande carriera giornalistica, per occuparsi dell’Aosta Calcio, all’epoca il traguardo più ambito a Sports Valdôtains, ritrovandosi nella famosa tribuna stampa dello Stadio Puchoz insieme a tanti colleghi, la Marlboro tra le dita, con il suo giubbotto di renna, la frangia bionda che scuoteva via, ironico nelle rare battute, faceva ritrovare proprio quella fine ironia nei suoi articoli, buona penna come tante altre che allora si ritrovavano in quelle 2 stanzette al secondo piano di piazza Chanoux, sopra la Farmacia Detragiache, tutte le domeniche sera.
Fedele alle sue origini alessandrine, negli ultimi anni Roberto Laguzzi amava ricongiungersi alla natura con lunghe passeggiate in bicicletta assieme alla moglie Nidia nelle campagne attorno alla casa di famiglia a Castelferro. Ed è qui che è tornato, nel grembo delle sue radici: ora riposa nel piccolo cimitero di Predosa.

