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Parrucchiere sull’orlo di una crisi di nervi Rabbia contro chi fa il servizio a domicilio

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Con il passare del tempo vengono a delinearsi i contorni della «riapertura» generale prevista, se non ci saranno nuovi picchi di contagio, per il prossimo mese di maggio. L’allentamento delle misure riguarderà anche estetiste e parrucchiere ma se non vi è ancora una data certa sulla ripresa dell’attività ben chiare sono le disposizioni alle quali dovranno attenersi: per i locali non più grandi di quaranta metri quadri potrà essere servito un solo cliente alla volta mentre per quelli più grandi dovrà essere garantita una distanza minima di due metri tra un cliente e l’altro. Quindi in media salterà una postazione ogni due e dovranno poi essere adottati da personale e clienti tutti i dispositivi di protezione individuale indicati nel decreto. Anche nella nostra regione il settore sta pagando a caro prezzo la serrata forzata con danni economici evidenti e a rendere ancora più complicata la situazione c’è il fenomeno dell’abusivismo. «Personalmente sono chiusa dal 1° marzo scorso – spiega Angela Fazari, titolare del salone Colore E’ Passione di via Parigi ad Aosta – e da quello che ci viene riferito dai commercialisti sembra che non potremo riaprire prima del prossimo mese di giugno. L’ipotesi più accreditata sarebbe il 25 maggio ma sembra che dovremo attendere da quella data altri quindici giorni. Molte persone chiamano per un servizio a casa ben conoscendo il rischio del contagio. Quello che è peggio è che ci sono delle pseudo colleghe, e sono tante, che accettano questi lavori e se anche l’abusivismo c’è sempre stato in un momento di emergenza sanitaria come questo proprio non mi va giù. Personalmente mi sono attivata solo con la consegna dei prodotti a domicilio. Non ho dipendenti e in questo senso mi reputo una fortunata».

Cristina Ierace ha il suo salone «Acconciature Luna» ad Aosta in viale Conte Crotti: «Con quattro dipendenti chiaramente la situazione è quanto mai pesante e ho dovuto fare ricorso alla cassa integrazione. Sono a conoscenza di tutti i dispositivi legati alla riapertura e avendo io un salone di circa settantacinque metri quadrati con due ingressi e due lavandini separati la speranza è che mi lascino lavorare con almeno due clienti alla volta. Per quello che riguarda il fenomeno dell’abusivismo questo c’è sempre stato ma oggi lo sentiamo di più perchè siamo fermi e quindi è un vero e proprio atto di disonestà. Siamo fermamente decise a denunciare queste persone se vengono smascherate e reputo questo un comportamento ignorante visto che viene messa in pericolo la salute propria e dei propri familiari».

«Ho due dipendenti in cassa integrazione che per altro al momento non hanno ancora ricevuto nulla. – sottolinea Maria Guglielmino titolare del salone “So Glam Parrucchieri” di via Chambery ad Aosta – Alcune clienti mi hanno chiesto un servizio a domicilio ma sicuramente non vado a rischiare la salute mia e della mia famiglia. Per la ripresa mi aspetto un’importante affluenza post-coronavirus e avendo cinque postazioni due le dovrò eliminare per garantire il rispetto delle distanze così come dei due lavaggi ne potrò usare solamente uno. Bisognerà anche capire se nel caso in cui una cliente è in posa magari per un colore si potrà fare altro perchè in base alla tipologia del servizio una cliente in salone ci po’ stare mezz’ora come due/tre ore. Riceviamo continuamente i listini prezzi dei dispositivi di protezione e devo dire che andremo incotro a costi notevoli che non potremo certo far pagare ai clienti. Devo anche dire che se ne stanno approfittando vista la situazione e pagare ad esempio una sola visiera sedici euro mi sembra veramente esagerato».

«Nel mio salone lavoriamo io, mia sorella come coadiuvante e una dipendente – racconta Luisa Bosonin, titolare del salone “Hair Stylist” di via Carlo Viola a Pont-Saint-Martin – al momento in cassa integrazione. Esiste il problema dell’abusivismo specie in questo momento e questo fa montare ulteriormente la rabbia. Penso che sarebbe più logico riaprire i nostri negozi in quanto se si usano tutte le precauzioni i pericoli di contagio sono veramente ridotti al minimo: lavoriamo dietro le clienti e non davanti. Nel mio negozio su sette postazioni quattro saranno eliminate e tra una e l’altra – conclude – abbiamo posizionato dei separatori in plexiglass e all’entrata misureremo la febbre alle clienti».