Ingegnere, amante della buona tavola e della vita, fine di intelligenza e di sentimenti. Si è spento venerdì scorso, 3 aprile, all’età di settantanove anni, l’ingegner Pierluigi Bréan. Era un utente della microcomunità di Verrès ed era risultato positivo al Coronavirus.
Figlio di Giuseppe detto Pino, presidente del Consiglio Valle nel dopoguerra, era nato ad Aosta il 26 febbraio del 1941 e ha studiato prima a Torino e poi, negli anni dell’Università, a Genova. Qui sviluppò la sua grandissima passione per la buona tavola: nei carruggi, tra i profumi di basilico e di mare, andava alla ricerca dei ristorantini più sfiziosi per soddisfare la sua gioia di vivere.
Una volta laureato, si dedicò all’ingegneria civile e idraulica, aprendo il suo studio nei pressi della stazione di Verrès. Divenne progettista apprezzato, seguendo lavori di grande importanza, come gli acquedotti di Arnad e di Brusson, ed ebbe incarichi anche per alcuni impianti sciistici della Val d’Ayas.
Non abbandonò però mai le sue passioni: l’enogastronomia (fu tra l’altro orgogliosamente membro del direttivo della Compagnie du Sartò oltre che componente dell’Accademia della Cucina e di altre associazioni), la politica (era iscritto all’Union Valdôtaine) e il Carnevale. E poi la Juventus: da giovane non perdeva una partita ed era era geloso possessore di alcuni cimeli di campioni come Boniperti, Sivori e Charles.
La sua famiglia è molto nota in paese: nel 2018 partecipò all’intitolazione della piazza vicino alla casetta dell’acqua a suo nonno Zéphir Joseph Louis Bréan, lungimirante imprenditore di Brusson.
Anche in microcomunità, si era distinto per il suo spirito arguto, la gentilezza e la chiacchiera facile. Lascia i fratelli Giorgio e Paolo: il primo, geometra, residente a Torino; il secondo, ingegnere anche lui, a Milano.

