Analista politico, l’aostana Isabella Sala
è l’autrice di questa rubrica
Obiettivo complesso, percorso programmatico, contributo di responsabilità.
Queste sono solo alcune delle parole in “poltichese” di chi, tradotto, si attacca alla poltrona con le unghie e coi denti.
Il significato è sempre lo stesso “non mi dimetto finché non vengo cacciato”.
Questo sta accadendo oggi in una Valle d’Aosta resa di fatto ingovernabile dalla mancanza di senso civico della politica.
Le elezioni servono a demandare ad alcuni soggetti il governo della cosa pubblica, non regalano vantaggi personali, corone o scettri, e soprattutto non dovrebbero cambiare la natura degli individui. È quindi compito di colui che viene eletto, compiere il proprio mestiere di amministratore, con l’etica e la coscienza opportune.
La novità di questi giorni non è tanto la decadenza, peraltro prevedibile, del Presidente della Regione, quanto l’inopportunità di essere arrivati al punto di farselo dire da due tribunali (non ne bastava uno, c’è stato anche il ricorso!).
Questa inutile attesa e il terremoto odierno sono frutto del male del nostro secolo, il narcisismo, l’incapacità dei singoli di astrarsi dalla propria carica, per tornare ad una visione globale di comunità e di doveri, fuori dalla cerchia egoistica personale.
In passato molti politici si sono dimessi in casi simili, perché a prescindere dal torto o dalla ragione del merito specifico, hanno ritenuto opportuno fare un passo indietro, così da rendere la nostra regione governabile e non ostaggio di una possibile futura caduta.
Inutile dire che se è ineleggibile, come dice la matematica e ora anche una doppia sentenza, un Presidente, lo è anche un altro consigliere nelle stesse identiche condizioni di mandato reiterato 3 volte.
Davvero ce lo dobbiamo dire?
Davvero dobbiamo far finta di non saper contare?
Il che poi non sarebbe solo una questione di numeri; il massimo dei mandati è infatti stato stabilito con un significato ben preciso, cioè quello di prevenire una concentrazione di potere, garantendo ricambio e quindi anche rinnovamento ai vertici di governo, a tutela della democrazia.
Questo rodeo di cowboys a cui assistiamo, invece, è diventato un tentativo di restare in sella a un cavallo indomabile, che rende l’elettore il pubblico di uno spettacolo da circo e regala un retrogusto di mestizia, per il modo in cui si tramuta in danno per tutti.
Di certo non finirà con un applauso.