L'indignata

a cura di Isabella Sala indignatavda@gmail.com

La legge del disamore

3 minuti di lettura

Analista politico, l’aostana Isabella Sala
è l’autrice di questa rubrica

Partiamo dai punti fermi e dalle questioni di buon senso.

Cambiare una legge elettorale non è cosa da poco, richiede uno studio tecnico molto approfondito (per non rischiare di approvare parti incostituzionali) per aprire un dibattito che includa anche i diretti interessati (sindaci e segretari comunali) e la popolazione intera.

Ora, in Valle d’Aosta si sapeva dal 2020 che la legge elettorale avrebbe potuto (o dovuto) essere cambiata, quindi il governo valdostano aveva ben 5 anni di tempo per studiare, ascoltare, dirimere eccezioni, problemi e trovare soluzioni comuni.

Punto secondo: le persone oggi sono fortemente disamorate dalla politica, tanto che spesso si astengono dal voto, a volte si disinteressano anche dell’impegno civico che potrebbero apportare.

Punto terzo: fare il sindaco non è una professione, ma è un ruolo di responsabilità, e così va accolto e diretto durante il proprio mandato.

Ora passiamo ai dati di realtà, senza giudizio: il governo valdostano ha deciso di cambiare la legge elettorale in tutta fretta, al punto che potrebbe anche avere commesso degli errori, che se mai venissero confermati sfiducerebbero il cittadino, sia sulle intenzioni che hanno mosso tale cambiamento, sia sulle qualità tecniche dei governanti.

E ancora, togliere il limite dei mandati, rendendo così i sindaci una sorta di casta, magari aumentandone anche gli stipendi, in un momento di crisi economica, senza che questa scelta venga preceduta da un dibattito pubblico, farà appassionare la popolazione alla politica o la distanzierà ancora di più?

Costruire una nuova legge elettorale con una fretta tale che renda di fatto impossibile un referendum, farà sentire alle persone che si tratta di un gesto democratico, quindi di ampio consenso, o di una questione solo per pochi (e torniamo alla casta)?

E ancora, accorpare le date delle elezioni può essere un bene per i costi e i tempi perché si va a votare una volta sola, tuttavia indire delle elezioni in autunno significa avere al governo una compagine politica che dovrà approvare in tutta fretta una legge di bilancio costruita da altri.

Ma non basta: abbassare il quorum è una scelta di comodo o una scelta democratica? Ha senso che in un momento di poca fiducia dell’elettorato, si tolga di fatto importanza al dibattito politico?

Sono questioni talmente complesse, che non hanno una risposta univoca, per cui richiederebbero un dibattito non solo tecnico e politico, ma anche civico, di ampio spettro.

Quindi, per tornare al buon senso, cosa diceva il vecchio detto popolare che tutti i nostri genitori e nonni hanno sempre citato quando tendevamo, da ragazzini, ad agire d’impulso? “La gatta frettolosa fa i gattini ciechi.”

Speriamo che il politico avventato non partorisca elettori muti…