AOSTA (fci) Non c’è ancora la data per l’incontro urgente chiesto dai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Savt alla Cogne Acciai Speciali dopo l’annuncio da parte dell’azienda di uno stop della produzione a fine anno a causa della flessione degli ordinativi.
Un incontro «in tempi brevi» perché «non è chiaro a tutt’oggi se il problema è limitato a questo periodo, da qui a fine anno, o se è un problema più ampio che riguarderà i primi mesi dell’anno prossimo» dice Claudio Albertinelli, segretario del Savt. Argomenti all’ordine del giorno del faccia a faccia di quasi 2 ore con il presidente della Regione, Renzo Testolin, e l’assessore alle Attività produttive Luigi Bertschy avvenuto martedì scorso, 20 ottobre.
Il giorno prima – lunedì 19 – a colloquio con i vertici regionali erano stati i rappresentanti dell’azienda, fra cui la direttrice generale Monica Pirovano, che ha presentato la difficile situazione di mercato, fra dazi statunitensi, sovrapproduzione mondiale e concorrenza di Cina e India.
Igor De Belli, segretario generale della Cgil Valle d’Aosta, ha sottolineato che «da parte dell’azienda è stato postulato che non ci sarà un 2027 buio, ma dal nostro punto di vista il suo comportamento è stato biasimevole, perché non si può passare in 2 settimane dal trattare un integrativo dopo averlo disdettato e poi spuntare che bisogna chiudere per 9 settimane dei reparti».
In un comunicato unitario dei sindacati distribuito il giorno stesso ai lavoratori, si legge delle «perplessità sulla non trasparenza e incoerenza delle informazioni prodotte dall’azienda riguardanti la situazione produttiva che a nostro avviso possono soltanto aumentare la preoccupazione sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori della Cogne Acciai Speciali».
«Ricordiamo a tutti che sono mesi che chiediamo un piano industriale e per tutta risposta l’azienda continua a fare melina e a nascondersi dietro alla questione della quotazione in borsa della medesima. Le lavoratrici e i lavoratori hanno bisogno di risposte e non di chiacchiere». Dopo il prossimo nuovo incontro con i vertici aziendali (di cui appunto non si conosce ancora la data) «per portare le nostre proposte per trovare soluzioni su fermate di fine anno che non possono gravare solo su lavoratrici e lavoratori in un momento già complicato per i continui aumenti del caro vita» saranno organizzate le assemblee unitarie «ed eventuali forme di lotta nel caso non avremo soluzioni accettabili da parte di Cogne Acciai Speciali».
Il problema adesso è che la disponibilità di cassa integrazione è praticamente esaurita: possono usufruirne (fino al mese di maggio 2027) giusto i 101 dipendenti per i quali sono già stati attivati gli ammortizzatori sociali nei mesi scorsi, insieme ai contratti di solidarietà. Però i lavoratori coinvolti da questa nuova ondata di crisi – ordini precipitati fino al 20 per cento, con la fermata di 9 settimane in alcuni reparti fino alla fine dell’anno – sono ben più di quei 101: quasi la metà dei 1.200 dipendenti dello stabilimento aostano. Nel primo confronto avvenuto venerdì 16 ottobre scorso, l’azienda aveva prospettato la possibilità di affrontare questi stop produttivi facendo utilizzare ai lavoratori ferie e permessi. Ipotesi ritenuta irricevibile. Quando torneranno a trovarsi intorno al tavolo, con ogni probabilità i sindacati chiederanno piuttosto all’azienda la possibilità di estendere l’utilizzo dei contratti di solidarietà, attualmente ristretto ai 101 già interessati dagli ammortizzatori sociali.
La Cogne produce acciai ad altissimo valore aggiunto per la meccanica di precisione, l’automotive, l’aerospazio e l’energia, che sono strategici per l’Italia e l’Europa. Dopo il bilancio registrato in perdita nel 2025 e il ricorso prolungato agli ammortizzatori sociali (contratti di solidarietà), la forte contrazione del portafoglio ordini dimostra che la crisi dell’acciaio non colpisce più soltanto i volumi base ma travolge anche la produzione specializzata ad alta tecnologia.
Cristiano Florio
