MORGEX (pcy) Lo scorso fine settimana, sabato 17 e domenica 18 ottobre, si è svolta l’undicesima edizione della Festa transfrontaliera «Lo Pan Ner-I Pani delle Alpi» organizzata dal Brel-Bureau Régional pour l’Ethnologie et la Linguistique dell’Assessorato regionale Istruzione, cultura e politiche identitarie. Per l’occasione, sabato 17 si sono accesi 72 forni in 52 comuni di tutta la Valle d’Aosta grazie all’impegno di circa 900 volontari che, con tanta passione e competenza, hanno celebrato l’antica tradizione del pane: l’incontro transnazionale ha coinvolto anche le Province di Bergamo, Brescia, Sondrio e Varese in Lombardia, le comunità della Valle Antrona, il Comune di Lozzolo e alcune comunità delle Valli Orco e Soana in Piemonte, il Polo Poschiavo e la comunità di Tarasp del Cantone svizzero dei Grigioni, parecchie comunità del Cantone svizzero del Vallese e, infine, alcune collettività appartenenti all’area del Parc naturel régional du massif des Bauges in Savoia. L’iniziativa rappresenta quindi un importante momento di restituzione e di memoria condivisa, un rito che si rinnova ogni anno capace di unire persone e territori diversi intorno a un simbolo semplice quanto universale come il pane, valorizzando e riattivando un patrimonio immateriale di grande valore. Quest’anno è stato il comune di Morgex ad accogliere gli eventi conclusivi della festa domenica 18, con un ricco programma di attività quali il mercatino enogastronomico «Piquioou martchà» lungo la via centrale; l’esposizione temporanea «Racconti di pani… tra decori e uso» alla scoperta della storia degli utensili della panificazione e dei timbri del pane in collaborazione con il Mav-Museo dell’artigianato valdostano di tradizione; le dimostrazioni dal vivo di tutte le attività della filiera a cura dell’associazione Lo Gran e dell’Institut Agricole Régional; il volo vincolato in mongolfiera; i laboratori gratuiti «Fièn lo pan è la Flantze»; la falegnameria didattica del MAV per i bambini; le visite guidate gratuite «Morgex, ieri e oggi» alla scoperta del borgo con l’ausilio di immagini del passato dell’archivio Brel e la «Passeggiata tra vigneti e villaggi» per conoscere i prodotti locali e il territorio con degustazione e, infine, la visita al Centro Studi storico-letterari Natalino Sapegno alla Tour de l’Archet. «Questa festa è l’esempio perfetto di come la tradizione possa proiettarsi nel futuro, attraverso una presa in carico collettiva. – commenta l’assessore regionale alla Cultura e alle Politiche identitarie Erik Lavevaz – Su tutto il territorio regionale, questo appuntamento è diventato un momento di comunità capace di riaccendere forni, stimolare ristrutturazioni, spingere verso nuove iniziative agricole: il tutto in un clima di apertura e di incontro, con l’Amministrazione pubblica che riesce ad accompagnare un’iniziativa ormai attesa e radicata». «Lo Pan Ner – I Pani delle Alpi» coinvolge infatti diversi territori e comunità uniti storicamente dalla coltivazione della segale che, da sempre, ha un ruolo centrale nella tradizione gastronomica alpina e nella gestione del territorio.
I forni premiati
La manifestazione, molto partecipata, si è conclusa con la premiazione dei pan ner a concorso, esposti in piazza dell’Assunzione, alla presenza del sindaco Federico Barzagli, dell’assessore Erik Lavevaz e del Presidente della Regione Renzo Testolin. Nella categoria «Miglior pane sezione A» con almeno il 30 per cento di segale e con il lievito compresso: 1° Forno di Seissogne a Saint-Marcel, 2° Verrogne a Saint-Pierre e 3° Vieux a Rhêmes-Saint-Georges. Miglior pane nero «sezione B» con almeno il 70 per cento di segale e libera scelta del lievito: 1° La Maison du Bon Grain di Hône, 2° Forno Le Norat a Introd e 3° Chênière a Pollein. Il «Miglior pane nero creativo»: 1° Forno di Chef-lieu a Saint-Oyen, 2° Champassermaz di Arnad e 3° Sisan di Arnad. I premi sono stati realizzati dall’artista creméyerèn Peter Trojer e fanno parte di un’opera scultorea denominata «Frammenti di un unico pane» nata come un corpo unico, metafora della comunità che si riunisce intorno alla tradizione del pane nero. La struttura geometrica a griglia evoca i solchi dei campi e la precisione dei gesti antichi, il calore profumato del cedro e la nobiltà del noce si intrecciano con la forza ancestrale del ferro crudo, richiamando gli elementi primordiali della terra e degli strumenti di lavoro. Come il pane che si spezza sulla tavola per nutrire i commensali, l’opera d’arte è stata concepita per compiere un ciclo vitale: al termine della manifestazione i 9 elementi lignei che la compongono si sono separati per essere consegnati ai 9 premiati. L’opera si frammenta, ma non si dissolve: ogni forno vincitore è diventato custode di un tassello di un’unica identità condivisa. Ogni singolo frammento conserva in sé la memoria dell’intera composizione: pur vivendo di vita propria in luoghi diversi, i moduli restano idealmente uniti dal filo invisibile della tradizione, celebrando il valore dell’unione e il sapore autentico delle radici condivise.
Caterina Pizzato
