«Ai primi di settembre ho segnalato la necessità di riparare l’ausilio di mio figlio, persona con “gravissima disabilità”, qualifica certificata dagli stessi uffici regionali. ASL e Assessorato hanno promesso risposte scritte, mai arrivate: con l’ASL un colloquio e a una telefonata, l’Assessorato ha rimandato ai propri uffici e all’ASL. La versione ufficiale è arrivata solo con un’interrogazione in Consiglio regionale di Alleanza Verdi e Sinistra – Rete Civica, unico gruppo, tra tutti quelli a cui avevo scritto, a occuparsene. E l’ho letta, per caso, su Facebook. Il verdetto dell’Assessore, «Un ritardo dovuto a un errore nel codice identificativo», rimbalza la colpa al padre distratto e apprensivo. Pratica chiusa. Capiamoci e stupiamoci. Ho indicato il vecchio codice perché l’ASL, a oltre 2 anni dalla sostituzione dell’ausilio, non mi ha mai comunicato quello nuovo. Eppure la fornitura è stata autorizzata dall’ASL stessa (n. 91400 del 15/07/2024). Eppure l’ASL ha preso in carico la prescrizione, registrato consegna e collaudo favorevole del medico, liquidato la spesa. Eppure nessuno, in tutta questa macchina amministrativa, se n’è accorto. Efficacia? Efficienza? Nessuna delle due. Dopo 35 anni di esperienze simili, per scrupolo avevo scritto a mano, sul modulo di richiesta riparazione, il numero di autorizzazione in testa al modulo. Non è servito! Nessuno l’ha letto? Nessuno ha telefonato per chiarimenti. L’ASL taglia corto: l’ausilio non si ripara (ricordo che ho riparato io con 13,99 euro), scambiandolo con quello in disuso, dismesso già da due anni. Che l’utente si arrangi. Il problema vero non è un codice. È che, per una leggerezza degli uffici, una persona rischia di ricominciare da capo l’intera trafila di una nuova fornitura: uffici, ditte, medici, moduli, benestare, ricerca e prova dell’ausilio più idoneo, magari viaggiando per il Nord Italia, adattamento, fornitura, verifiche. Sei mesi? Più di un anno, come già mi è capitato? E nel frattempo? In carrozzina 7 giorni su 7, mentre anni di cure, attenzioni e competenze faticosamente conquistate si perdono. Per cosa? Per superficialità. Ritardo? Io lo chiamerei liquidazione. Solita regola: la colpa non è mai nostra. Questa non è presa in carico, e lo spiego da decenni; ma, si sa, ormai si nasce “imparati”. Se gli uffici desiderano un corso sul significato profondo e pratico delle parole “presa in carico”, mi chiamino. Dopo questo “filotto” di errori, scaricare la colpa sull’utente anziché assumersi le proprie responsabilità è riprovevole. L’opinione pubblica non dovrebbe abituarsi. Nel quadro della disabilità in Valle d’Aosta, questa è poca cosa: ci sarebbe materia per una Divina Commedia. Anzi, a guardar bene, per una tragi Commedia e basta. A settembre ho fatto una serie di domande. È stata questa la risposta? Grazie No».
Corrado Adamo


