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Reazioni avverse al cibo: cosa sono, sintomi e trattamento

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Le intolleranze alimentari fanno parte di un più vasto gruppo di disturbi definiti come reazioni avverse al cibo. Le prime osservazioni sui disturbi legati all’ingestione di cibo sono molto antiche: già Ippocrate aveva notato gli effetti negativi dovuti al consumo di latte di mucca.

Talvolta le intolleranze vengono erroneamente confuse con le allergie alimentari per la somiglianza di sintomi, solo che le allergie sono provocate dal sistema immunitario mentre le intolleranze dipendono da una difficoltà dell’organismo a metabolizzare un dato alimento o un suo componente.

Quelle più diffuse sono al lattosio, una sostanza contenuta nel latte, e al glutine. La celiachia, invece, è una patologia autoimmune, poiché il sistema immunitario oppone una reazione anomala alle proteine del glutine, presenti in frumento, orzo, segale e farro. Attenzione all’avena: pur non contenendo glutine, può essere contaminata.

Altre forme di sensibilità o intolleranze alimentari possono riguardare il nichel (presente in verdure, cereali, anacardi, cioccolato e cacao), il saccarosio e il fruttosio. In alcuni casi, le reazioni possono essere scatenate anche da additivi alimentari, come solfiti o coloranti.

Le cause delle intolleranze alimentari non sono del tutto note. Le ipotesi variano da una predisposizione genetica e familiare, a infezioni intestinali, fino a problemi durante lo svezzamento. Per quanto riguarda la sintomatologia, questa è piuttosto variabile e può manifestarsi a livello:

• gastrointestinale attraverso dolori addominali, nausea, diarrea o stipsi, flatulenza, colite, afta, ritenzione idrica

• dermatologico (dermatiti, orticaria, acne)

• respiratorio (raucedine, faringiti, otiti, bronchiti)

• nervoso (cefalee, emicranie)

La diagnosi per le intolleranze alimentari inizialmente è empirica, procedendo per esclusione. Consiste nell’individuare l’alimento sospetto, eliminarlo dalla dieta per 2-3 settimane e poi reintrodurlo per lo stesso intervallo di tempo. Se i sintomi scompaiono durante il periodo in cui viene abolito e si ripresentano nel momento in cui viene reintrodotto nella dieta, si tratta di una reazione avversa al cibo. A questo punto si deve verificare, attraverso test diagnostici, se è coinvolto il sistema immunitario. Se il risultato è positivo si tratta di un’allergia; in caso contrario il disturbo è molto probabilmente dovuto a un’intolleranza.

Attualmente l’unico strumento valido per il trattamento delle intolleranze alimentari, come per le allergie, consiste nell’eliminare dalla dieta, o consumare in piccole quantità, gli alimenti che provocano la reazione.

I test per le intolleranze alimentari
Per la diagnosi di intolleranza al lattosio si ricorre al breath test, un esame non invasivo che consiste nell’analisi dell’aria respirata prima e dopo l’assunzione di lattosio. Per la diagnosi di celiaca sono invece indicati test sierologici che ricercano nel sangue la presenza degli anticorpi specifici. La conferma della diagnosi deve però essere successivamente fornita da una biopsia intestinale, ovvero il prelievo di un minuscolo frammento della mucosa intestinale, dalla cui osservazione al microscopio si evidenzia l’atrofia dei villi.

Ci sono poi i Test Intolleranze Alimentari che con un semplice prelievo di sangue rilevano le proteine alimentari che scatenano reazioni avverse da parte dell’organismo. Nello specifico il Food Intolerance Test valuta l’ipersensibilità individuale su un numero variabile di alimenti (da 50 fino a 184), individuando una o più sostanze non tollerate dall’organismo. In particolare, è in grado di rilevare l’intolleranza a: glutine e cereali, carni rosse e bianche, tuberi, ortaggi, funghi e legumi, pesci e crostacei, frutta fresca e secca, spezie ed erbe aromatiche, lattosio, lieviti, caffeina e teina, uova e miele.