AOSTA (mye) Il simbolo, l’esempio dello studioso è San Girolamo, ricordato il 30 settembre, mercoledì, giorno in cui si è anche celebrata la Santa Messa di inizio anno scolastico.
Una schiera di sacerdoti, molti dei quali insegnanti di religione, hanno attorniato il vescovo monsignor Franco Lovignana, che ha invitato docenti, studenti, educatori, familiari nel giardino del Seminario, per pregare, riflettere e raccogliere buoni esempi.
Vissuto tra il IV e il V secolo, San Girolamo si è dedicato a lungo alla traduzione della Bibbia.
“Aveva studiato letteratura per diventare insegnante. – ha spiegato il Vescovo a studenti di ogni livello – A 20 anni si fa battezzare e vivrà la sua fede con molta serietà, a Roma, poi circa 40 anni a Betlemme, in silenzio e nello studio della Bibbia, che ha tradotto in latino da ebraico e greco. Voleva studiare per creare una società migliore, cioè un modo di stare insieme migliore”.
L’omelia si concentra tutta sul messaggio dello studio per far crescere se stessi e il mondo che sta intorno.
“L’altro personaggio che abbiamo incontrato nelle letture – continua monsignor Lovignana – è Giobbe. Messo alla prova da molte disgrazie, all’inizio si chiede se Dio sia ingiusto. Poi comincia a ragionare e alla fine si abbandona a Dio. Giobbe mi insegna che devo cercare di vivere la vita in relazione con Dio, anche nelle situazioni che non sono immediatamente comprensibili per noi. Se guardiamo dal basso le montagne le vediamo in un modo. Ma se saliamo, e noi abbiamo l’altezza del Monte Bianco, dall’alto vediamo tutto insieme ed è un’altra prospettiva. Non mi limito solo la situazione che vivo ora, ma se salissi in alto capirei che questa situazione si incastra nella mia vita come sarà domani, quando crescerò”.
Il linguaggio del predicatore si adegua alla platea, il tono si fa dolce, per accompagnare il messaggio e attenuare la prospettiva della fatica che aspetta, sui libri di scuola.
“Dio vede dall’alto, ci vuole bene come un padre al figlio – continua il Vescovo – il suggerimento è di essere liberi e veri con Dio. Non solo dire le preghiere, come una filastrocca, ma dire quello che sono, anche da arrabbiato, e sempre rimanere in un contatto vivo con Dio. Questa è la preghiera”.
“Nel Vangelo, nella messa c’è Gesù – conclude Franco Lovignana – anche nel silenzio della mia stanza, nei miei compagni, nelle persone più povere. Bisogna cercare per trovare Gesù, e abbiamo tanti modi per farlo. Preghiamo perché questi suggerimenti possano portare frutto in noi. Dedichiamoci allo studio, per portare frutto nella nostra vita e nella società in cui viviamo. Manteniamo la preghiera come contatto vero con Dio, la ricerca di Gesù perché ci venga il desiderio di seguirlo”.
Elena Meynet
