Agricoltura

Batailles de Reines

La passione dei cinquemila sugli spalti dell’arena tra tifo, divertimento e la novità del “FantaReines”

5 minuti di lettura

AOSTA (qdn) «Ne ho ancora dentro 2!». «Io 3!». «Io un disastro, sono già tutte fuori». Domenica scorsa, 25 ottobre, sugli spalti dell’arena Croix-Noire, si carpivano spezzoni di frasi insolite rispetto agli anni precedenti. Erano i numerosissimi giocatori del “FantaReines” che – un occhio al campo e uno al cellulare – seguivano le imprese delle bovine della loro stalla virtuale. Un pizzico di pepe in più a scaldare un pomeriggio freddo, innaffiato di pioggia, con i provvidenziali “plaid” a riparare dal freddo del cemento delle gradinate. La maggior parte dei circa 5mila spettatori era assiepata nella parte coperta, alcuni coraggiosi – pur di stare più vicini al prato – si riparavano con ombrelli o impermeabili sui gradini più bassi. L’atmosfera era, come sempre, quella della festa, con il solito pubblico straordinariamente variegato in cui si mescolavano i veterani che non si sono mai persi una Regionale con i ragazzi e tanti bambini che correvano avanti e indietro.

«E’ il primo anno che veniamo! – dice Simone Di Mattia di Sarre, appena entrato in arena con i figli Ettore e Vittoria e l’amico Etienne Bich di Saint-Christophe – Mio zio Doriano Armand di Saint-Nicolas ha le mucche e i bimbi sono abituati a vederle, si sono appassionati!». «Ha anche le capre!» puntualizza il piccolo Ettore. «E su una mucca ci saliamo pure in groppa!» aggiunge allegra la sorellina Vittoria.

Poco distanti, seduti su sedie portatili e con in mano gli schemi degli accoppiamenti, ci sono Pietro Vallet – dell’omonimo caseificio di Donnas – con la moglie Camilla Foudon. «Veniamo sempre, non manchiamo mai. – dice Pietro Vallet – La mia famiglia è originaria di Verrayes e negli anni abbiamo avuto diverse regine e anche una terza classificata alla Regionale negli anni Sessanta, si chiamava Voleine. Conosciamo ormai tutti gli allevatori e naturalmente tifiamo per quelli della Bassa Valle, per i nostri conferitori, come Piero Busso. Ma in realtà sosteniamo un po’ tutti, è un bello spettacolo!».

Nella parte alta degli spalti, il campioncino di rebatta Remy Vevey mangia qualche fetta di salame e pane nero insieme a Remo Yeuillaz. «Veniamo sempre se possiamo. – dice quest’ultimo – Non abbiamo delle favorite, siamo qui per passare una bella giornata».

Da Gressoney vengono i 3 giovani Simone Bonetta, Andrea Conchatre e Marco Squinobal. «Vediamo bene Farchetta di Lorenzo Rosset, Suisse di Frassy-Letey e Furie di Massimiliano Garin» pronosticano e Marco aggiunge: «Io ho giocato al “FantaReines”, le più forti sono ancora dentro anche se molte delle altre purtroppo sono già uscite!».

Lara Manella di Pollein segue i combattimenti insieme a Luana Rosset e ai giovanissimi Jean Thiebat e Claire Viérin. «Io è la prima volta che vengo mentre Luana è un’habituée, suo cugino è Michel Squinabol che ha bovine qualificate» racconta. Jean e Claire non staccano gli occhi dal campo di battaglia: «Jean ha visto l’eliminatoria di Pollein e si è appassionato, per questo abbiamo deciso di venire!» aggiunge Lara Manella.

Remy Herren di Pré-Saint-Didier ha comprato 2 piccoli campani ai figli Leon e Gilles, rispettivamente di 7 e 4 anni, che ora li agitano orgogliosi. «Io sono albergatore ma loro zio Ottavio Bieller ha le mucche. – dice Remy prendendo in braccio i bambini – Da qualche anno vengo con loro alla finale, quest’anno siamo andati a vedere la battaglia di Courmayeur. E’ una bella giornata, tutto il contesto è piacevole». Per chi tifano i bimbi? Per Farchetta e Suisse naturalmente!

Il boato per Farchetta Il silenzio per la semifinale tra Suisse e Berlin

A lungo sull’arena Croix-Noire è caduta una pioggerella continua che non ha spento l’entusiasmo della folla. Anche quest’anno il pubblico assiepato sulle gradinate si è distinto per partecipazione ma pure per competenza, portando il proprio supporto alle regine che in campo davano prova di maggior coraggio e qualità tecniche. Tanti applausi ha strappato la “vecchia” Negrò di Stefano Charrier, che ha fatto valere tutto il suo pesantissimo palmares (un secondo posto alla finale regionale del 2024 in seconda categoria, un terzo nel 2021 e un quinto nel 2022 in terza) combattendo nel secondo peso con un coraggio straordinario, cedendo solo in semifinale a Victoire della società La Borettaz.

Gli applausi più scroscianti – e non poteva essere altrimenti – sono stati dedicati a Farchetta e al suo proprietario Lorenzo Rosset, con la consapevolezza che sarebbe con ogni probabilità stata l’ultima volta che si aveva la possibilità di omaggiare una bovina leggendaria, la più vincente della storia delle batailles de reines, e anche il suo proprietario: una “standing ovation” finale più che meritata.

E’ sembrato più di sorpresa che di esultanza l’ultimo urlo dell’arena, quello che ha seguito la “fuga” della duplice regina regionale in carica Suisse davanti alle corna di Bijou di Edy Gontier.

Il silenzio assoluto ha infine accompagnato le fasi di maggiore tensione, come le semifinali di prima categoria, con gli occhi di tutti puntati sulla bellissima e ipnotica sfida tra Suisse e Berlin.

 Daniel Quey