SAINT-NICOLAS (mpl) Sabato scorso Renzino Domaine per la seconda volta non assisteva alla sua désarpa, quella di Saint-Nicolas, un appuntamento per lui irrinunciabile. Purtroppo le condizioni di salute, aggravatesi da un anno a questa parte, lo avevano condotto in un lungo quanto doloroso pellegrinaggio tra varie strutture, perfino Donnas per trovare ultima residenza a Gressan. Per Renzino andare via da Saint-Nicolas era stato come morire, perché il legame incredibile che lo legava alla sua gente e alla sua terra è difficile da fare comprendere. Per lui era la vera ragione di vita e quando è venuta meno anche lui si è spento, entrando in un terribile tragico torpore che si è concluso mercoledì 7 ottobre al Beauregard di Aosta, amorevolmente assistito dal fratello Bruno.
Il loro legame era bellissimo, divisi esattamente da 2 anni e 2 giorni, nati entrambi a febbraio, il 21 Bruno nel 1964, il 23 Renzo nel 1966, fin da piccoli, cresciuti sul terrazzo verde di Saint-Nicolas, avevano condiviso tutto, sennonché Renzino si differiva dagli altri ragazzi per una ricchezza fondamentale, lui era un semplice, una parola che nella nostra civiltà contadina non ha bisogno di spiegazione. Per questo motivo era ancora più amato e per questo motivo la sua morte ha colpito il cuore di centinaia di persone, ha commosso più di una comunità.
Renzino, che ad ogni funerale di Saint-Nicolas guidava il corteo portando la croce, aveva una sua croce dentro, con quel sorriso particolare che non potevi non notare, con quella curiosità che non si saziava mai, con le date di nascita a memoria di tutti gli abitanti del paese, più quelli dei villaggi vicini di Saint-Pierre e di Avise. Quanto piaceva a Renzino Domaine trascorrere le ore ad ascoltare le storie, poi calarle nel suo mondo fatto di rare sortite e del lavoro puntuale della campagna, accudendo insieme alla mamma Ines “Netche” Chappuis e al papà Emilio “Mile” le mucche di famiglia sino al 2001. Poi la stalla non era rimasta vuota e lui aveva il suo daffare ad occuparsi dei manzi che salivano all’inverna. Gli orari sempre quelli, del mattino presto e della sua attività preferita, quella del pesalatte, a Saint-Nicolas chiaramente e poi Avise, Arvier, fino a Valgrisenche. Vederlo entrare in stalla, serissimo nel suo compito, con la cartellina delle schede sotto l’ascella stringeva il cuore, troppo benvoluto da tutti era Renzino, sempre pronto a mettersi a disposizione.
Oltre ai suoi paesani, con il tempo era entrato in sintonia con tantissimi villeggianti. Ogni giorno aveva pure da occuparsi di situazioni diverse, di commissioni che gli venivano affidate, come l’accensione del riscaldamento e i controlli negli appartamenti dei turisti. Renzino Domaine rappresentava il presidio del territorio: con la sua Panda o il fedele Ape lo vedevi passare solcando Fossaz e gli altri villaggi più volte al giorno, sempre attivo, con il passo zoppicante ma sicuro, in estate impiegato anche come acquaiolo dell’irrigazione a pioggia, oppure nella sistemazione della sentieristica, nella manutenzione del Bois de la Tour, nella cura dei suoi fiori così apprezzati da tutti lungo le strade e in particolare sul sagrato della chiesa.
Ieri, venerdì, sotto il cielo color turchese di uno splendido pomeriggio d’autunno un’intera comunità ha pianto per Renzo Domaine e in tutti noi risuona ancora il suo saluto, che lui utilizzava ad ogni ora del giorno. Good night Renzino!

