PRÉ-SAINT-DIDIER (zgn) Non fu un evento meteo eccezionale a provocare il crollo del ponte di Tovachey a Pré-saint-Didier il 15 luglio 2024, ma il passaggio ripetuto di un mezzo il cui peso era superiore ai limiti consentiti. È quanto emerge dalla relazione depositata a maggio dal Terzo Reparto Infrastrutture dell’Esercito su mandato della Procura della Corte dei Conti. Il ponte, costruito negli anni Sessanta dall’impresa Sogno di Saint-Christophe e donato al Comune di Pré-Saint-Didier, si trova poco a monte di Champex, in direzione Courmayeur. Collega la sinistra orografica della Dora con i mayen di Planey e Arpettaz e l’alpeggio Arp-de-Soré, ed è strategico per l’accesso a una cava, a una centralina idroelettrica, ad alcune infrastrutture dell’A5 e al nuovo collettore fognario Courmayeur – La Salle. Dopo il crollo, l’Amministrazione guidata dall’allora sindaca Alessandra Uva – con gli assessori Matteo Belfrond, Loredana Chevalier e Luca Rossi – aveva disposto la ricostruzione dell’opera con procedura di somma urgenza, per una spesa di 295mila euro portata a debito fuori bilancio, sulla base di una relazione tecnica dell’ingegnere Massimo Blanc. Relazione contraddetta dalla relazione del Terzo Reparto Infrastrutture dell’Esercito. Massimo Blanc aveva attribuito il cedimento agli «Eventi meteorologici avversi dell’ultimo mese di giugno 2024, con conseguente innalzamento della portata della Dora e aumento del trasporto solido». Una tesi che per la Procura contabile è priva di riscontro: dai bollettini meteo del periodo e dalle misurazioni della portata in quel tratto della Dora, spiegano i magistrati contabili, è escluso che ci sia stata una piena, anche improvvisa. Per l’accusa si tratterebbe di «Eccezionali eventi inesistenti» creati per «Giustificare un intervento di urgenza» e «Allontanare ogni sospetto inerente le reali responsabilità». In base alla ricostruzione dell’Esercito, condivisa dalla Procura, la causa sarebbe un’altra, ovvero «Un sovraccarico di peso» dovuto al transito di un escavatore cingolato Liebherr R930 da oltre 36 tonnellate, appartenente all’impresa Lazzaron di Courmayeur. Un mezzo che avrebbe superato la portata massima del ponte, pari a 30 tonnellate, già ridotta da usura e mancata manutenzione degli argini. Un transito, scrive la Procura, «Non infrequente», avvenuto più volte per lavori di scavo in alveo. Nell’invito a dedurre notificato lo scorso mese di luglio, la Procura chiama in causa Massimo Lazzaron, alla guida del mezzo al momento dei fatti, e il fratello Fabio, legale rappresentante dell’azienda. Per la mancata manutenzione sono indicati anche l’ex segretario comunale Alberto Rossero, oggi all’Unité Valdigne, e la società Carrozzino, incaricata della manutenzione negli ultimi anni, oltre alla stessa Lazzaron per gli anni precedenti. Sempre secondo l’ipotesi accusatoria, le reali cause sarebbero state «Occultate dalla Sindaca con il concorso della Giunta, sulla base delle dichiarazioni mendaci» di Blanc e Lazzaron. Una versione supportata anche da una relazione del Corpo Forestale, che aveva già individuato nel passaggio dell’escavatore la causa del crollo. Ciononostante, il Comune non avrebbe mai chiesto i danni all’impresa esecutrice. Per i magistrati contabili esisterebbe un «Architettato disegno di occultamento doloso». Ora si attendono le controdeduzioni delle persone coinvolte e poi la tesi accusatoria dovrà essere provata nel caso si giungesse a un processo davanti alla Corte di Conti.
La Corte dei Conti: «Il ponte di Tovachey non è crollato per un’ondata di piena»
Redazione · Pubblicato il
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