BIONAZ (zgn) Sabato scorso, 3 ottobre, 60 bovine hanno lasciato l’alpeggio Tsan de Rhoun a Bionaz per raggiungere il mayen Betsadze, accompagnate dai fratelli Federico e Andrea Bredy, dagli allevatori che si sono occupati della mandria durante l’estate e da un gruppo di amici. La désarpa ha concluso la stagione d’alpeggio e ha rappresentato anche un momento significativo per i giovani che, con entusiasmo e impegno, si sono avvicinati alla vita in quota.
L’alpeggio è stato portato avanti per oltre trent’anni dalla famiglia di Pierino Jordaney e, negli ultimi tempi, dai coniugi Gisella Bredy ed Egidio Jordaney – figlio di Pierino – che hanno dedicato tempo, lavoro e passione alla cura degli animali e alla gestione quotidiana dell’attività in montagna.
Quest’estate, accanto a loro, ha lavorato anche il nipote Federico Bredy, 23 anni. Un giovane che ha scelto di mettersi alla prova in una realtà fatta di responsabilità, fatica e ritmi scanditi dalla natura e dalle esigenze del bestiame.
A dare il proprio contributo è stato pure il fratello Andrea Bredy, 20 anni, che ha affiancato Egidio Jordaney durante la fienagione, un’attività fondamentale per preparare il foraggio necessario alla gestione delle bovine durante l’inverno.
L’esempio dei 2 fratelli racconta come l’agricoltura e l’allevamento possano ancora rappresentare, per le nuove generazioni, un’occasione concreta per imparare, mettersi in gioco e costruire un legame autentico con il territorio.
Nella discesa verso valle, Federico e Andrea sono stati affiancati dagli amici, che hanno condiviso la fatica e la responsabilità dell’accompagnamento della mandria.
Nel pomeriggio, in paese, è stato allestito un banchetto ricco di prelibatezze, preparato con cura da Gisella Bredy e Nadia Pasquettaz. Un momento conviviale che ha accompagnato il rientro delle bovine e riunito attorno alla tavola allevatori, giovani, amici e abitanti di Bionaz e Oyace. La désarpa ha assunto così anche il valore di un appuntamento capace di rafforzare i legami tra le persone e di far vivere la tradizione non soltanto come memoria, ma come esperienza condivisa.
È anche grazie a giornate come questa che avviene il passaggio di conoscenze tra generazioni. Non soltanto tramite le parole, ma soprattutto attraverso il lavoro quotidiano: stare accanto a chi ha più esperienza, imparare a occuparsi degli animali, affrontare la fienagione, conoscere i ritmi della montagna e assumersi progressivamente nuove responsabilità.
La storia dell’alpeggio di Tsan de Rhoun racconta così una realtà che affonda le proprie radici nel passato, ma che può guardare al futuro. Per oltre trent’anni la famiglia Jordaney ha custodito questa attività, tramandando conoscenze, gesti e consuetudini legati alla vita d’alpeggio. Oggi sono anche i più giovani ad avere la possibilità di raccogliere questo patrimonio e, attraverso il proprio entusiasmo, contribuire a dargli continuità.
La désarpa diventa quindi il simbolo di un passaggio di testimone: da una parte l’esperienza di chi ha dedicato una vita all’alpeggio, dall’altra l’energia di chi si affaccia oggi a questo mondo e sceglie di imparare, lavorare e mettersi in gioco.
In un momento in cui il ricambio generazionale nel settore agricolo e zootecnico rappresenta una delle grandi sfide per la montagna, la presenza di giovani disposti a impegnarsi è un segnale concreto di speranza.
Perché una tradizione non vive soltanto nei ricordi di chi l’ha costruita. Vive quando trova nuove generazioni disposte a raccoglierla, a farla propria e a portarla, con il proprio passo, verso il futuro.
