SAINT-VINCENT (qdn) «Sono certo che con le dovute precauzioni, mettendo in campo ulteriori lavori correttivi e mettendo da parte pregiudizi vari e dicerie assurde, si possa arrivare alla convivenza nel rispetto dell’ambiente e della popolazione tutta, rivendicando con forza il nostro diritto di esistere». Lo scrive in una lettera alla nostra redazione il delegato regionale della Fitav – Federazione Italiana Tiro a Volo – Marco Bianchi, tornando sulla questione del nuovo impianto di Châtillon, recentemente aperto e poi chiuso per decisione dei gestori dopo un’ordinanza che – facendo seguito alle proteste di un gruppo di residenti sfociate in un esposto e in una petizione – ne rideterminava tempi e modi di utilizzo.
«In queste ultime settimane a parlare del tiro a volo sono spesso personaggi che non sanno le cose e che fanno “chiacchiere da bar”. – scrive – Dopo lunghi anni di attesa e svariati progetti, si è giunti finalmente grazie all’Amministrazione regionale ad ottenere un impianto sportivo a norma di legge, costruito in una zona abbandonata e deturpata da immondizie di vario genere, oggi risanata e riqualificata. Un nuovissimo impianto che sarà portato come esempio mondiale in termini di costruzione, di attenzione ai dettagli nonché di raccolta di tutto il residuale prodotto dall’attività di tiro. Particolare attenzione è stata posta anche all’insonorizzazione delle pedane e di tutto il perimetro dell’area sportiva. Purtroppo il picco rumoroso generato dagli spari, causa la conformazione morfologica ambientale e la guaina di copertura del terrapieno di raccolta dei pallini di piombo, provoca un riflesso del rumore verso l’alto, portato a spasso anche dal vento in direzioni varie e percepito in maniera indesiderata in corrispondenza delle abitazioni di Gléreyaz di Sain-Vincent. A poco sono valse le prove fonometriche eseguite ante e post operam, le quali avevano dato un risultato eccellente in termini di decibel consentiti per legge, con la conseguente certificazione di idoneità della messa in opera dell’impianto. A seguito delle lamentele e della raccolta firme, accompagnato dalla Forestale di Châtillon ho potuto verificare il rumore percepito alle abitazioni di Gléreyaz, rendendomi conto personalmente del fastidio che alcuni abitanti potevano percepire. In tutta onestà, mettendomi nei loro panni, posso affermare che si tratta di un rumore nuovo non sopportabile da tutti e certamente migliorabile. Un’azione correttiva può essere messa in campo prevedendo altri lavori di mitigazione dell’impatto acustico, con il posizionamento di deflettori orizzontali o frangiflutti acustici posizionati a balze sul terrapieno, atti a non far salire il rumore verso l’alto e a frammentarlo in migliaia di direzioni sparse, di modo da consentire agli abitanti di questa piccola frazione coinvolta di poter convivere normalmente con la nostra struttura sportiva, abituandosi gradatamente ad un rumore tenue percepito in lontananza».
«Da subito il collegio tecnico della Federazione Italiana Tiro a Volo si è messo a lavoro per progettare una soluzione migliorativa. – continua Marco Bianchi – Non è certamente facendoci la guerra che si possa ottenere una condizione diversa, tantomeno imporre delle limitazioni agli orari, agli spari, ai giorni di gara, condizioni totalmente ingestibili per un impianto sportivo di tiro a volo, totalmente inesistenti su altri campi nazionali. Queste restrizioni, prese da un parere tecnico dell’Arpa, (certamente mal interpretate per quanto concerne il numero degli spari al minuto) e riportate nell’ordinanza comunale a seguito dei reclami dei firmatari, ci hanno di fatto costretti a dover chiudere per impraticabilità del campo di tiro. Io credo si debba ragionare sul perché è nata questa struttura sportiva di interesse regionale nonché nazionale e internazionale. In primis per accontentare i numerosi appassionati presenti in Valle ma anche per portare turismo e indotto a Châtillon e Saint-Vincent, facendo confluire il maggior numero di utenti provenienti da Svizzera e Francia, come già dimostrato nei primi giorni di apertura, quando si sono registrate numerose presenze. Non ha alcun senso minimizzare gli spari e ridurre l’attività di tiro con limitazioni penalizzanti, poiché si andrebbe ad ottenere il contrario e la spesa di realizzazione sostenuta non avrebbe alcun senso. La Valle d’Aosta ha tra i suoi tesserati due appartenenti alla Nazionale Italiana, nella specialità Fossa Universale, che meritano di potersi allenare in terra propria senza dover migrare in altre regioni. Tra l’altro questi nostri tesserati hanno portato in Valle nella stagione agonistica corrente un titolo europeo individuale, un titolo europeo a squadre, un argento mondiale e due titoli Italiani. L’Amministrazione regionale, dopo tanti anni di attese e di studi in diverse località della Valle, ha messo in campo un impianto sportivo di nuova generazione che tutta la Nazione ci invidia, investendo una cifra importante e accontentando un bacino di utenza non indifferente, riportando in Valle d’Aosta uno sport sempre esistito nella regione ma che da anni non aveva più uno spazio proprio».

