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Suor Romana, generosa tra le sue montagne, in Madagascar e in Romania

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Suor Romana, al secolo Emma Mus, aveva 91 anni
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AOSTA (fci) La notte tra sabato e domenica scorsi, 10 e 11 ottobre, è venuta a mancare suor Romana, al secolo Emma Mus, 91 anni di cui 74 di professione religiosa. Il suo cuore da un po’ di tempo dava segni di stanchezza, lei ne era cosciente e cercava di prepararsi alla venuta del suo Signore, in modo che la sua chiamata la trovasse pronta.

Suor Romana nasce a Torgnon il 5 maggio 1935, una domenica. In parrocchia e a scuola conosce suor Martina e suor Teofana; giovanissima, decide allora di seguire il loro esempio e scende ad Aosta, entrando nel Convento San Giuseppe. Terminato il Noviziato, pronuncia i primi voti nel 1952 e i voti perpetui nel 1959.

Dopo la prima Professione, inizia per lei una vita di servizio e di disponibilità sorridente e generosa verso le più disparate categorie di persone, dai bambini ai giovani ai catecumeni adulti agli anziani, in diverse parti del mondo, mossa dalla fiducia nella Provvidenza del Padre, che la rende disponibile all’obbedienza e capace di ricominciare la sua missione là dove le viene richiesta.

Inizia tra il 1952 e il 1963 ad accogliere bambini delle scuole dell’infanzia e della scuola primaria a Curiglia in provincia di Varese, a Valgrisenche e a Valtournenche e a preparare loro gustosi pranzetti. Dal 1963 al 1969 è invece presso il Seminario Minore, curando la cucina, cercando di rendere gli ambienti più ordinati e accoglienti possibili, ma nello stesso tempo donando sorrisi e attenzione ai giovani seminaristi.

È in arrivo, però, una chiamata straordinaria a cui lei risponde con entusiasmo, partendo nel 1969 per il Madagascar, dove viene inviata nel 1972, insieme ad alcune consorelle, nel sud dell’isola, a Vohilava, in una zona in cui i cristiani sono ancora poco numerosi. Qui inizia ad avvicinare le ragazze e le donne del posto, insegnando loro a cucire vestiti per loro e i loro bambini e a gestire meglio le modeste risorse familiari. Nello stesso tempo, lei e le consorelle partecipano alle “tournées” organizzate dal parroco, raggiungendo lontani villaggi, animando col canto le liturgie e iniziando ad annunziare il Vangelo a chi le avvicina. Seguiranno altre missioni sempre nel sud dell’isola, a Tsiatosika e Andranovolo, con una parentesi più a nord a Ihazolava, per rifarsi dalla fatica di un’esposizione al caldo torrido del sud.

Nel 1991 parte con suor Auxilia e due suore malgasce per inaugurare la missione in Costa d’Avorio: qui continua ad alimentare materialmente le sue sorelle, ma spiritualmente si occupa in particolare di catechesi agli adulti. Suor Romana non aveva seguito corsi di Teologia, ma la preghiera l’ha sempre accompagnata e sostenuta durante tutta la sua vita. Il Vangelo è sempre stato il libro che trovavi quotidianamente nelle sue mani e le veniva spontaneo di tirarne fuori delle frasi mentre ti parlava.

Se il suo spirito è pieno di buona volontà, la salute, però, comincia a risentire del clima tropicale e le crisi di malaria si susseguono. A questo punto i superiori ritengono che sia necessario un cambiamento d’ambiente per suor Romana. Ma ancora una volta si tratta di aprirle una nuova possibilità di servizio. Suor Romana giunge, infatti, nel 1997 in Romania, a Campina, dove è iniziata l’opera delle Suore di San Giuseppe a favore di bimbi abbandonati o provenienti da famiglie problematiche. Eccola allora prendersi cura in mille modi di loro: dal preparare gustosi e sani pranzetti, a curare l’orto, a vigilare che ci sia ordine ovunque e che vengano rispettate le regole date dalle autorità civili. Nello stesso tempo, coglie tutte le occasioni per salutare i piccoli ospiti, chiedere come stanno e come va la scuola.

Non c’è da stupirsi, allora, se i piccoletti colgono ogni occasione per fare una scappatella in cucina, dove ricevono una caramella e una carezza. Oggi, dopo aver saputo della sua mancanza, alcuni di questi bimbi ormai grandi hanno scritto che “quelli di suor Romana non erano solo gesti quotidiani, ma modi silenziosi di volerci bene, di accompagnarci nella crescita”. Oltre che ai bambini, era vicina anche ai numerosi volontari che da varie parti d’Italia giungevano a dare una mano alle suore.

Dopo una ventina d’anni d’impegno in Romania, però, suor Romana comincia a sentire giustamente il peso dell’età e ritorna, quindi, in Italia. Si attiva in Convento, aiutando qua e là, per poi andare ancora a dare una mano a Cogne nella casa parrocchiale, prima della chiusura della comunità.

I suoi ultimi anni in Convento sono trascorsi soprattutto nella preghiera, in lunghe ore di adorazione davanti al Santissimo, finché la salute glielo ha permesso, continuando a ricordare al Signore tutte le persone che aveva conosciuto e di cui non cessava di chiedere notizie.

Particolarmente vicina in tutti questi anni le è stata la sua famiglia, con il fratello Samuele, che l’ha seguita con affetto in tutti i suoi spostamenti, anche andando a trovarla in Romania.

I funerali si sono svolti nella cappella delle suore di San Giuseppe nella mattinata di martedì scorso, 13 ottobre.