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Appello per un campo progressista autonomista in Valle d’Aosta

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AOSTA (fci) Sono per ora 155 gli «esponenti della società civile» che hanno firmato l’appello «per una sinistra unita», promosso da un gruppo di «elettrici ed elettori valdostani». L’obiettivo – spiegano – è di «sollecitare la costruzione di un campo progressista autonomista autorevole e forte in Valle d’Aosta». «Le recenti elezioni regionali – si legge nell’appello – hanno indubbiamente semplificato il quadro politico. Il risultato ottimo del referendum sulla giustizia, le vicende che hanno coinvolto il Presidente della Regione, il centro destra che si è diviso, il rinvio del congresso dell’Uv sono segnali concreti che c’è spazio politico per una proposta di vera alternativa di governo della nostra regione. Inoltre, dato che molti elettori autonomisti non hanno condiviso lo spostamento a destra dell’Uv, con l’ingresso di Forza Italia in maggioranza, potrebbero essere disponibili a valutare un’offerta politica diversa». Per i promotori «le prossime elezioni politiche possono rappresentare la spinta necessaria per costruire anche in Valle d’Aosta un campo progressista autonomista autorevole e forte». Le prossime elezioni politiche avranno un peso diverso dal passato: salvo pronunciamenti della Corte costituzionale, con la nuova legge elettorale i voti raccolti in Valle d’Aosta entreranno nel conteggio nazionale per l’attribuzione dei seggi proporzionali e dell’eventuale premio di maggioranza.

Secondo i promotori, la proposta per riunire la sinistra valdostana dovrà essere capace «di rappresentare chi crede nei valori della pace, dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della difesa della sanità pubblica, della salvaguardia dell’autonomia, dei diritti civili e del lavoro. Particolare attenzione dovrà essere posta alla tutela dell’ambiente e del territorio, che sono la principale ricchezza della Valle d’Aosta, e alla lotta al cambiamento climatico con politiche di mitigazione e adattamento».

«Siamo preoccupati per un mondo e per un’Europa che conoscevamo e che sta andando a pezzi, e per una politica che interessa una minoranza di persone, almeno a giudicare dal calo continuo dell’affluenza alle urne» si legge nell’appello. I firmatari temono che dalle prossime elezioni, in Italia e in alcuni Paesi europei, esca un’Europa molto lontana dall’idea del Manifesto di Ventotene e un’Italia che non si riconosce più nella Costituzione nata dalla Resistenza. E rimproverano al cosiddetto campo progressista di non essere ancora riuscito a scrivere un programma capace di ridare speranza in un futuro migliore. In Valle d’Aosta, aggiungono, le condizioni per un cambiamento ci sono, ma i rapporti a sinistra «non vanno molto meglio che a livello nazionale».

Tra i promotori dell’appello vi sono Gianni Rigo, Marco Debernardi, Piero Lucat, Liliana Breuvé, Fulvia Grasso, Germano Dionisi, Marisa Bechaz, Sandra Vernero, Sauro Salvatorelli, Giorgio Begliuomini, Luisa Marchetti ed Ester Saltarelli.

Per i sottoscrittori vi sono «segnali concreti che c’è spazio politico per una proposta di vera alternativa di governo della nostra regione». «Molti elettori autonomisti non hanno condiviso lo spostamento a destra dell’Uv, con l’ingresso di Forza Italia in maggioranza, potrebbero essere disponibili a valutare un’offerta politica diversa». Perché questo accada, secondo i promotori, la proposta per le politiche deve prendere forma attorno a un progetto di governo della Valle d’Aosta.

L’appello richiama anche le dichiarazioni fatte nelle ultime settimane da esponenti della sinistra sulla necessità di lavorare insieme per superare differenze e incomprensioni. È un auspicio che i firmatari dicono di sentire spesso anche tra gli elettori. Ora partiti e movimenti progressisti «hanno la responsabilità di fare il possibile e, perché no, l’impossibile, perché questo si realizzi». L’unità potrebbe saltare per personalismi, vecchie contrapposizioni ideologiche o per l’incapacità di trovare un minimo comune denominatore. In quel caso, avvertono i promotori, i partiti avranno «la responsabilità di aver contribuito ad aumentare il numero di elettrici ed elettori che anche questa volta non andranno a votare. E una democrazia senza partecipazione è una democrazia finita».